La montagna di Papa Celestino V sta bruciando

Nel momento in cui scrivo il monte Morrone sta ancora bruciando, come altre zone boschive della penisola. Gli incendi mi inquietano sempre ed in modo particolare, visto che a poche centinaia di metri da dove abito adesso si estende un bellissimo bosco a cui il mio pensiero va ogni estate, ma questo incendio mi riguarda più direttamente perché il Morrone, nel Parco Nazionale della Majella, è la montagna che si trova a ridosso di Sulmona, la mia città natale; sul Morrone visse da eremita Pietro da Morrone poi divenuto Papa Celestino V, il papa del “gran rifiuto” di dantesca memoria.  La foto che segue – gentile concessione del fotografo Luciano Paradisi di Pratola Peligna, autore anche della foto di apertura dell’articolo – riesce a  dare l’idea di come il monte sia a ridosso della città che sembra incendiata essa stessa.

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Non riporto la cronaca dei fatti che doviziosamente trovate nei quotidiani locali anche on-line, ma, se scrivo oggi dopo una settimana di fuoco, è perché voglio dare anch’io  voce al dolore ed alla rabbia dei miei concittadini, perché il vulnus arrecato alla natura è stato arrecato al cuore ed ai ricordi dei sulmonesi e di tutti gli abitanti delle zone interessate. Il monte è il luogo della nostra infanzia, della nostra giovinezza fatta di scampagnate nelle belle giornate (i miei ricordi sono datati e spero che, malgrado le maggiori possibilità oggi offerte dal benessere, sia ancora il luogo privilegiato dalle comitive): si andava anche a piedi fino all’eremo, chissà se ancora si usa fare.

Per molto tempo il panorama sarà del tutto diverso, forse l’erba rinascerà dopo le prime piogge, ma chissà quanto ci vorrà prima che alberi nuovamente piantati si possano ammirare anche da lontano e la fauna silvestre uccisa con l’incendio torni a ripopolare la montagna. In questi giorni ho ricordato quando, da bambina, si andava a partecipare, nella giornata degli alberi,  all’opera di rimboschimento: si sarà salvato qualcuno di quegli alberi?

Nelle vicinanze c’è un luogo, chiamato la Camosciara, dove vivono i camosci che spero vivamente vengano risparmiati da questo enorme disastro ambientale di origine dolosa e spero che i piromani vengano trovati e puniti a dovere; spero anche che i piromani non siano miei concittadini perché sarebbe un  dolore ancora più grande sapere che, mentre si fa di tutto per riprendersi dal terremoto di L’Aquila del 2009 di cui ancora si vedono i danni, ci siano persone che non hanno a cuore il benessere e l’economia del luogo dove vivono.

Sono certa che, tornando a Sulmona, il mio sguardo andrà subito alla montagna come accadrà ad ogni sulmonese ogni giorno guardando sopra i tetti delle case e negli scorci di paesaggio naturale visibile tra esse (come si vede nella foto che segue, scattata nei giorni delle mie recenti vacanze).

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Faccio mie – e credo che ogni sulmonese avrà gli stessi sentimenti – le parole dell’ “Addio ai monti” di Renzo e Lucia ne “I promessi sposi”:

[…] cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de’ suoi familiari/ torrenti- de’ quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/ Quanto è tristo il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!//

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La foto sopra è stata scattata da mia sorella dalla finestra di casa.

P.S. Chi volesse vedere altre splendide foto del fotografo Luciano Paradisi può andare al sito:

http://www.tripsinitaly.it

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