Il giro del barbiere

Chi suona la chitarra, o comunque sa di musica, capisce di cosa parlo. Il giro del barbiere è il giro di do. Un giro è una qualunque sequenza di accordi ripetuta più volte. Un accordo è un insieme di note e … e mi fermo qui perché altrimenti entrerei in un discorso troppo lungo e non è questo l’intento del post. Oggi parlo del giro di do, detto anche del barbiere, usato da molti cantautori, perché mi ricorda mio nonno paterno Luigi. Nonno Luigi si è occupato della mia educazione in età pre-scolare ed ha tentato di insegnarmi a suonare la chitarra. Nonno era un bravo musicista: da giovane aveva suonato il basso tuba, poi, per motivi di salute legati alla respirazione, aveva imparato a suonare il contrabbasso e, per intrattenersi, suonava la chitarra. Da bambina andavamo nel suo studio dove mi accompagnava mentre cantavo l’Ave Maria di Schubert: mi accompagnava con il contrabbasso! Credo sia un caso unico nella storia della musica. Mio padre non ne era contento perché, secondo lui, nonno mi stava preparando per cantare nei matrimoni (cosa che da adulta ho fatto). 

Qualche anno dopo, chiesi a nonno di insegnarmi a suonare la chitarra; erano gli anni ’70, tutti suonavano la chitarra e diversi miei amici suonavano nei “complessi” che nascevano come funghi. Io già avevo studiato teoria musicale e solfeggio, per cui passammo subito alla pratica, ma, prima di tutto, andammo a scegliere la chitarra. Nonno Luigi ne possedeva una bellissima degli anni 30-40 tutta intarsiata con madreperla, ebano e avorio e l’intarsio rappresentava un suonatore di serenate. La mia fu scelta più semplice ma di qualità. 

Incominciammo subito ad accordare le chitarre con il diapason, dopo aver imparato a quale nota corrispondeva ogni corda.

Il primo accordo che imparai, come tutti i principianti, fu il giro di do ed insieme suonammo una serenata antica che piaceva a nonno. A tempo di valzer. Vi riporto il testo, penso fosse osé per il periodo in cui era giovane il mio avo, classe 1889.

Ecco il testo:

 La luna dal pallido incanto

Stasera c’invita a sognare

Ho pronta una barca sul mare

Tu dormi, io canto se vieni con me.

Rit. Vieni mio dolce amore ti voglio baciar

Se mi sai baciare ti do tutto il cuor.

Dammi i baci ardenti, gli amplessi frementi

Ti do tutte l’ebrezze d’amor.

Ripeti rit. 

Dopo qualche giorno il giro di do era imparato, ma io volevo suonare qualcosa di moderno e feci sentire a nonno la “canzone del sole” così passamo al giro di sol. Che soddisfazione! Con la mia amica Elisabetta, pianista, strimpellavamo felici durante i pomeriggi di libertà dallo studio. Chiesi poi di usare la tecnica del barré, che usavano i miei amici, con cui si poteva cambiare la tonalità del pezzo suonato senza cambiare l’accordo: nonno Luigi inorridì! Continuamno, così, con l’insegnamento classico, giri armonici, settime, diminuite, aumentate ecc. e continuai a tagliarmi le unghie, mentre mi si formavano i calli sui polpastrelli. E qui iniziò la mia crisi. Avevo 16 anni e ci tenevo alla cura delle mani, un mio punto di forza, l’unica parte armoniosa in un corpo che non ne voleva sapere, al momento, di proporzioni e misure auree. Ergo, bisognava smettere di suonare la chitarra, d’altronde preferivo cantare, le mie corde vocali erano più docili di quelle della chitarra. Lo comunicai a nonno che non fu molto sorpreso, mi capiva più di quanto potessi immaginare. Continuò da solo con le sue serenate, ad occhi chiusi, come faceva lui, memore di chissà quali storie giovanili. 

19 commenti

  1. Molto belli questi ricordi di vita! Io non ho mai avuto una chitarra “seria”, però da piccola mi divertivo molto con una chitarrina giocattolo che i miei mi avevano comprato per il compleanno. Durante l’adolescenza ho seguito delle lezioni di pianoforte, ma il fascino verso la chitarra mi è sempre rimasto. 🙂

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  2. Non ho mai conosciuto i miei nonni, e ho sempre avuto il rimpianto di non aver potuto vivere anche solo qualche momento con loro. Questi tuoi ricordi mi hanno commosso, sei stata molto fortunata ad aver vissuto questo tempo di musica con tuo nonno. Ogni cosa vissuta ci lascia sempre dentro un segno, e la fortuna è che i ricordi non ce li toglie nessuno, sono nostri per sempre. Bello questo racconto dei tuoi. Buona serata, Elena. 😀

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