Le colpe dei padri. Una nuova avventura di Debora Nardi. (11)

Episodio precedente: https://nonsolocampagna.wordpress.com/2018/04/15/le-colpe-dei-padri-una-nuova-avventura-di-debora-nardi-10/

“Sì, Debora. Abbiamo recuperato le registrazioni … per fortuna le telecamere erano rivolte verso la strada, poiché il proprietario aveva fatto una convenzione con il Comune. Vedi? Ci siamo arrivati anche noi.” “Non ne dubitavo! Sono solo solerte. E quindi?” Debbi non stava nella pelle dalla curiosità. “Le stiamo sbobinando …” “Ma quanto ci vuole?” “Oggi dovremmo finire. Speriamo di essere fortunati …” “Va bene. Ci aggiorniamo. Nel pomeriggio ci sarà il funerale. Io ci vado. Ci vediamo lì.”

Debora si sentiva nervosa, per l’attesa, ma anche per un presentimento che non l’abbandonava; non restava che attendere, perciò, giunta a casa si consolò con una carbonara in compagnia di Flora. “Che ne pensi? Gina verrà al funerale?” Chiese all’amica, nonché entusiasta compagna d’avventure. “Sarebbe un colpo di fortuna! Potremmo osservare il suo comportamento, magari rivelatore di qualcosa.” “Sarebbe interessante. Penso di uscire un pochino prima, così andiamo a piedi in chiesa. Che ne pensi?” “Credo che sia una buona idea per evitare anche di cercare un parcheggio.”

La bella giornata aveva convinto molti compaesani ed in molti si avviavano a piedi verso la chiesa. Avevano superato casa di Gina, quando videro arrivare le auto dei carabinieri con le sirene spiegate. “Vuoi vedere che stanno per arrestare Gina?” Debbi era curiosissima.”E se non la trovano? Che vogliamo fare? Torniamo indietro e vediamo l’arresto o andiamo al funerale?” “Io andrei in chiesa. Ho il presentimento di trovarla lì. Se dovessero arrestarla, lo sapremmo comunque, mentre, se sta al funerale, ci perderemmo qualcosa, forse … ” Così proseguirono per la loro strada.

La chiesa era già ricolma di gente e di fiori ma trovarono posto vicino all’altare. La cerimonia iniziò poco dopo e si percepiva la commozione generale. Debora osservava le persone intorno: amici del ragazzo, amici di famiglia, conoscenti e non, tutti erano commossi. L’omelia fu commovente ed appropriata. Iniziò, infine, il rito funebre.

Nel silenzio finale – ancora non era dissolto il profumo d’incenso – il suono sommesso del pianto dei genitori era l’unico suono percepito, quando un urlo disumano echeggiò tra le navate dell’edificio sacro. “Che tu sia maledetto! Adesso non vedrai più Sandrino come io non vedrò più la mia Laura! Maledetto!” Gina si era lanciata davanti alla bara e brandiva un coltello. “Laura, sto venendo da te!” Con gli occhi spiritati ed i capelli scompigliati, come una furia, rivolse il coltello contro se stessa. “No! Non farlo!” Debora si era lanciata verso Gina per evitare il peggio, non sapeva neanche lei come. “Tua figlia non lo vorrebbe.” “Io voglio morire! Non c’è più niente per me a questo mondo. La mia bella figlia! Tua figlia. Si è uccisa perché amava suo fratello! Non poteva sopportarlo …” Gina urlava e si divincolava da Debora, che, nel frattempo, era riuscita a farle cadere il coltello.

La voce di Beppe sovrastò tutte quelle urla: “Sandrino non era mio figlio biologico!” Se si fosse potuto misurare il gelo che avvolse tutti i presenti avrebbe eguagliato il ghiaccio artico.

Gina, gettato un ultimo urlo disumano, raccolse il coltello e si lanciò contro Beppe. Quello che seguì sembrò una scena al rallenty o, così, fu vissuta da tutti.

(Continua)

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