Le colpe dei padri. Una nuova avventura di Debora Nardi. (12)

Episodio precedente: https://nonsolocampagna.wordpress.com/2018/04/16/le-colpe-dei-padri-una-nuova-avventura-di-debora-nardi-11/

L’intervento di due carabinieri in borghese pose fine alla scena drammatica: bloccarono la povera Gina, ormai fuori di sé, e la trascinarono fuori urlante e recalcitrante. Beppe si accasciò al suolo, piangendo, mentre la moglie lo fissava attonita.

Alla bell’e meglio il funerale proseguì, mentre tutti si ricomponevano e recuperavano un minimo di concentrazione, compreso il sacerdote che, avendo già completato il rito delle esequie, incensò di nuovo la bara e diede segno che ci si poteva avviare all’uscita. Gli addetti alle pompe funebri fecero il loro dovere, mentre gli astanti non sapevano se seguire il feretro o non perdere di vista i due genitori, chiedendosi, forse, quanto avrebbe resistito la moglie di Beppe prima di esplodere. Di sicuro se lo stava domandando Debora, convinta però, che la povera donna avrebbe dovuto prima riprendersi dallo choc. Al momento, bisognava andare al cimitero per la tumulazione.

“Che facciamo, Debbi? Torniamo a casa?” “Forse è meglio … mi sto domandando che ne sarà del matrimonio di Beppe ora che è venuta fuori tutta la storia con Gina. E poi, chi l’avrebbe detto che Sandrino non è figlio suo? La moglie l’ha tradito a sua volta o che cosa? Al momento non abbiamo risposta. Lo sapremo domani, quando interrogheranno Sergio, perché Gina, ormai, non sta più in sé. Torniamo a casa …” Le due amiche ritornarono verso casa a piedi, mentre altre persone sciamavano fuori dalla chiesa ed era tutto un brusio: la gente, che fino a quel momento si era mantenuta silenziosa e disciplinata – considerato anche che, realmente, il tutto si era svolto in un breve lasso di tempo – ora subiva un certo effetto rilassamento e se ne andava ciarliera per la strada. Le voci eccitate e gli stralci di brani di conversazione facevano comprendere il tenore delle chiacchiere; era accaduto un fatto che sarebbe rimasto a lungo tra i racconti e le saghe del paese. C’erano, poi, quelli che, stando in fondo alle navate, non avevano compreso molto di ciò che era accaduto ed andavano chiedendolo agli altri.

“Finalmente a casa!” Sospirò Debora, scalciando via le scarpe. Pensava già di rilassarsi, ma non aveva fatto i conti con gli organi d’informazione: la giornalista della cronaca locale le telefonò per avere un’intervista esclusiva e Debbi fece fatica a sottrarsi alla sua insistenza, trincerandosi dietro un no comment. Alla fine fu lasciata in pace e si distese sul divano, in attesa del ritorno del marito dal lavoro.

Stava sonnecchiando, quando la voce del consorte la riportò alla realtà: “Tu sei proprio una scriteriata! Adesso ti metti anche a bloccare le furie omicide!”

(Continua)

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