E giugno lo ristora …

… di luce e di calor.

Ogni giugno e ogni anno, alla vista della pianta di melograno che ho in giardino, mi tornano in mente le parole di Carducci nella poesia Pianto antico dedicata al figlio Dante, morto prematuramente, una delle più belle e conosciute del poeta. Tutti abbiamo scherzato su “sei nella terra fredda, sei nella terra nigra”, da scolari un po’ irriverenti di fronte al dolore di un padre che piange, di un pianto che non si estingue, il figlio. Il figlio giace ormai sottoterra, ma la vita continua; il verde melograno, “l’albero a cui tendevi la pargoletta mano”, torna a fiorire nell’orto, muto e solitario senza la presenza festosa di un bambino.

Anche il dolore del padre “rinverdisce” ogni anno con il rinverdire della pianta, scaldata dal sole di giugno e splendida nei colori, mentre il suo unico figlio, unico e tardivo fiore, è al buio e al freddo nella terra.

Non trascrivo il testo, ma vi invito a richiamarlo nella mente attraverso la mia personale espressione poetica, le immagini, non lontana dalla sensibilità del poeta che, con i colori oltre che con le parole, ha “dipinto” il contrasto tra il freddo e il buio della morte nella sepoltura in terra, morto anche lui – pianta percossa e inaridita – e il calore di giugno e del rosso vermiglio dei fiori, espressione della vita che continua nel ciclo della natura, insensibilmente ignara.

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