un caso per tre – un giallo a quattro mani – diciottesima puntata

Un nuovo tassello si aggiunge al puzzle che Walter e Debora stanno pazientemente componendo nelle loro personali indagini sulla morte della receptionist Francesca e il rapimento del piccolo Albertino.

Chi avesse perso le puntate precedenti, scritte insieme a Gian Paolo (Newwhitebear), può trovarle qui 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17

Walter si affrettò a seguire Cecilia che varcava la porta di servizio dell’hotel, mentre Sofia faceva un gesto rassegnato, come a dare un inutile permesso di commiato al suo compagno così curioso.
La cameriera richiuse la porta mentre Walter si intrufolava dietro di lei.
«L’uomo misterioso si è diretto verso la cucina» sussurrò la giovane donna.
«Seguiamolo senza fare rumore» rispose, sussurrando a sua volta, Walter e si mise a precederla. In prossimità della cucina invitò Cecilia a trovare un nascondiglio.
«Vai a nasconderti. Non voglio che corri dei rischi inutili.»
La sua preoccupazione riguardava in parte l’incolumità di Cecilia, ma, anche, la necessità di muoversi liberamente e di poter prendere decisioni senza condizionamenti di alcun genere.
La porta della cucina era socchiusa e vedeva l’uomo di spalle in compagnia della cuoca Gina. Sembrava piuttosto alterato e con un atteggiamento di malcelata minaccia.
«Cosa ti sei messa in testa? Ci sei dentro anche tu, fino al collo!» sibilò l’uomo.
«Dino, ho paura. I carabinieri mi hanno interrogata già due volte e spero che non venga fuori niente su di me, su quello che facevo… Per questo motivo ti ho aiutato, perché non si conoscesse il mio passato.»
«Quelli sono spietati e si stanno trattenendo dall’eliminarti perché stiamo insieme, tu ed io, altrimenti…»
«Così mi fai paura! Non voglio fare la fine di Francesca.»
«Non la farai, se mantieni la calma. Ti hanno mai schedato quando facevi la prostituta?»
«No, ma ho paura che si scopra e qui non lo sa nessuno. Potrei rischiare il posto di lavoro. Maria e Roberto ci tengono alla serietà.»
«Resisti! Pensa alla bella vita che potremo fare a breve.» L’uomo misterioso tentò di abbracciare la cuoca, ma lei si sottrasse.
«Sì, ci penso, ma ho sentito dire che i genitori di Albertino non vogliono pagare!»
«Pagheranno… pagheranno. Tu, intanto, sta calma o rischi seriamente. Sei nostra complice, dal momento che ci hai aiutato a entrare nell’hotel e a sequestrare Albertino. »
«Perché? Avevo qualche scelta?» la donna era amareggiata. «Quando finirò di pagare i miei errori passati?»
«Tieni duro! Intanto io rassicurerò i nostri amici che da parte tua non c’è da preoccuparsi. Altrimenti sarei io stesso a dovermi occupare di te…» L’uomo tentò ancora una volta di abbracciarla, cercando così di mitigare la minaccia appena proferita, ma Gina si sottrasse di nuovo sempre più terrorizzata.
«Va bene. Per ora vado. Ci vediamo al solito posto.» L’uomo misterioso si volse per uscire, mostrando il suo volto verso Walter che, previdentemente, aveva filmato tutto e che velocemente si girò per correre a nascondersi nel ripostiglio-dispensa dove era rimasta ad attendere Cecilia.
Dino, così l’aveva chiamato Gina durante la conversazione, passò davanti alla porta socchiusa della dispensa, scuro in volto e scomparve alla vista dei due che vi si erano nascosti.
«Bene, possiamo uscire di qui. Grazie, Cecilia. Non farne parola con nessuno.»
«Ma che cosa ha visto, signor Bruno?»
«Meno sai e meglio è. Per il tuo bene. Quell’uomo è un sicario. Quando lo vedi stanne alla larga!»
Impaurita dalle parole di Walter, la ragazza si guardò bene dal fare altre domande. Insieme abbandonarono i locali di servizio e si recarono nella hall dove si salutarono. Cecilia andò a lavorare e Walter in cerca di Debora.
«Oh, eccoti!» Debbi era proprio nella hall che scriveva al suo portatile, comodamente seduta su uno dei divani.
«Guarda un po’ questo filmato.» Walter le mostrò la ripresa.
«Incredibile! Ma come possiamo utilizzarlo?»
«Non penso di portarlo ai carabinieri. Che cosa dico… che mi sono messo ad origliare? No, non credo sia il caso. Però, in compenso, abbiamo conferma che siamo sulla strada giusta con le nostre congetture e abbiamo in chiaro il volto dell’uomo misterioso che ora sappiamo chiamarsi Dino.»
«Un bel passo avanti. Bravo Walter!»

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