Un caso per tre – un giallo a quattro mani – ventesima e ultima puntata

Siamo giunti all’ultima puntata dell’avventura di Walter Bruno e Debora Nardi. Ogni tassello va al suo posto e il puzzle è completo.

Termina, così, l’esperimento di una scrittura a quattro mani condotto con Gian Paolo Marcolongo (Newwhitebear). Speriamo di aver intrattenuto piacevolmente il nostro lettore, noi ce l’abbiamo messa tutta.

Chi avesse perso le puntate precedenti può trovarle qui 123456789101112131415161718, 19

Durante la cena, Debora mise al corrente il marito Andrea in merito alle informazioni che lei e Walter avevano raccolto.
«Il tuo amico mi sembra più avventato di te. Non ha pensato che se l’uomo misterioso l’avesse scoperto avrebbe potuto correre un grosso rischio?»
«Ma non è successo.» Debora cercava sempre di girare i ragionamenti a suo vantaggio, ma Andrea, stavolta, non era molto condiscendente nei suoi confronti.
«Non potreste lasciar fare ai carabinieri? Andate da loro e raccontate tutto quello che avete scoperto.»
«Non è così facile. Loro hanno altre idee sulla morte di Francesca e quindi sul rapimento di Albertino; l’ultima volta che siamo stati da loro ci hanno trattato con molta sufficienza… E poi che cosa diciamo… che abbiamo origliato, ci siamo fatti aprire camere non nostre…» “Fatto filmati e fotografie” pensò, ma si trattenne dal dirlo.
«Senti, Debbi! Ci vediamo ai pasti e, tranne qualche escursione, stai sempre con Walter a confabulare, con le vostre trame fantasiose…»
«Non sarai geloso! Walter avrà vent’anni meno di me.»
«Non dire stupidaggini! Mi preoccupo per te. Non dimenticare che a suo tempo ti ho visto su un giornale in una foto in cui eri ammanettata e in un altro caso hai anche rischiato di essere malmenata…» Andrea si riferiva ai casi di omicidio in cui era rimasta coinvolta, a causa del suo particolare interesse per il crimine e una naturale propensione a farsi i fatti degli altri.
«Stai esagerando! Comunque non è poi successo niente.»
«Va bene, hai sempre ragione! Cambiando discorso… domani facciamo un’escursione alla Camosciara?»
«Dai, sì mamma, che è bellissimo!» intervenne Elisa, speranzosa.
«Ehm… domani pensiamo di prendere la strada nord del bosco…» la voce di Debora era incerta.
«A fare cosa?» Andrea aveva paura della risposta.
«Walter ed io pensavamo di fare una nostra ricerca…»
«Debbi! Parlo a vuoto, allora.»
«No, no! Ti prometto che, se scopriamo qualcosa, chiamiamo subito i carabinieri.»
«Senti… Io non ti voglio limitare. Sei un’adulta e spero che starai attenta. Vuol dire che andremo Elisa ed io alla Camosciara. E ci porteremo anche Lina.»
Debora tirò un sospiro di sollievo e la serata si concluse senza altre discussioni.
Incrociò Walter prima di ritirarsi e si accordarono per le nove del giorno dopo.
Al mattino, dopo la colazione, Walter e Debora si ritrovarono nella hall. Avevano con loro gli zainetti con acqua, cibo e vari attrezzi per la montagna. Puzzone era vigile, quasi consapevole del compito che li aspettava. Si avviarono verso il bosco, costeggiandolo dal lato nord, per la via che portava verso i pascoli d’altura. La strada era della larghezza giusta perché anche dei fuoristrada potessero percorrerla.
«Pensi che oggi scopriremo qualcosa?» domandò Walter.
«Sono quasi sicura che i rapitori si nascondano qui, in qualche rifugio per i pastori. Non si sono allontanati perché le strade d’uscita sono ancora controllate e per restare nei paraggi, nel caso il riscatto venga pagato.»
«Mi domando perché i carabinieri non setaccino anche questa zona…»
«Forse credono poco alla storia del rapimento. Del resto i genitori, non avendo intenzione di pagare, tacciono sul fatto.»
«Ma quale genitore si comporterebbe così?»
«Non so… Non conosciamo tutti i risvolti della storia.»
Parlando, si inerpicavano sulla montagna, mentre Puzzone li anticipava, annusando i cespugli e la strada.
In una zona più boscosa, Puzzone si irrigidì, puntando verso un luogo poco distante. Walter lo prese vicino a sé e procedettero in silenzio, cercando di non essere visti.
Verso il pianoro si vedeva una casupola disabitata. Girarono intorno e provarono la porta, che si aprì senza resistenza. Entrarono, ma l’unica stanza era vuota; tuttavia era stata frequentata da poco. Un vecchio asciugamano e una maglietta da ragazzo erano buttate a terra. Puzzone puntò alla maglia.
«Sono stati qui!» esclamò Walter, mentre tratteneva il cane.
«Si sono allontanati da poco e quasi sicuramente sono andati più in alto, dove sono gli stazzi.»
«Andiamo, allora…» Puzzone già li precedeva sulla strada in salita.
Circa un chilometro più avanti, di nuovo il segugio mostrò una certa eccitazione. Cercarono riparo nella boscaglia per osservare senza essere visti e la visuale si allargò. Trattennero all’unisono il respiro, quasi increduli, perché davanti a loro, non molto distante, un’auto del tipo che cercavano sostava davanti a un casolare di pietra. In uno stazzo vicino alcune pecore. Non si vedevano cani da pastore, altrimenti sarebbero stati scoperti subito; tuttavia il vento era a loro favore, qualora i cani fossero tornati. Debora prese il binocolo dallo zaino e lesse la targa.
«È proprio l’auto dei rapitori!» Esultò. «E ora che si fa? Chiamiamo i carabinieri?» Walter lo disse, ma non ci credeva nemmeno lui.
«Io direi di sincerarci della cosa, prima…» propose Debbi.
Mentre erano indecisi sul da farsi, la coppia di rapitori uscì dalla casa e si diresse verso l’auto. Parlottando tra loro, salirono a bordo e si allontanarono dal lato opposto.
«Avviciniamoci.» propose Walter. Senza dirselo due volte si avvicinarono dal retro. Guardarono dalle finestre, senza persiane, ma con belle inferriate robuste. Una cucina, un bagnetto, una camera matrimoniale …
«Eccolo!» quasi con sorpresa videro che nella camera più piccola c’era Albertino. Bussarono al vetro e il ragazzo si girò. Il visetto triste assunse un’espressione speranzosa.
«Non ti preoccupare. Cerchiamo di liberarti.» La decisione era presa! Inutile aspettare i carabinieri.
«Come facciamo con queste sbarre? Forzare la porta sembra più problematico.» Walter era abbastanza dubbioso.
Debora, senza scomporsi, fu illuminata da una delle sue idee che spesso portavano alla soluzione dei casi, ma portavano anche tanti guai, a volte.
«In un film ho visto usare l’acido delle pile per corrodere il ferro…» intanto tirava fuori la torcia dallo zainetto.
«Proviamo!» la invitò Walter.
Ruppero le pile e fecero colare l’acido sul punto di saldatura. Qualcosa sembrava fare. Walter tentò di forzare l’asta di ferro che, dopo qualche resistenza, cedette.
Albertino aprì la finestra e provò subito a uscire. Era magrolino e passò senza problemi.
«Grazie, grazie. Portatemi a casa, vi prego… » Non sapeva se ridere o piangere. Anche Debbi, da mamma qual era, non riusciva a trattenere l’emozione.
«Ma che bel quadretto!» una voce furiosa alle loro spalle li bloccò.
Dino, l’uomo misterioso, li guardava sogghignando mentre puntava la pistola contro di loro. L’aria era innaturalmente immobile e immobili erano Walter, Debora e Albertino. Puzzone si era allontanato, ma, udendo la voce minacciosa dell’uomo tornò al casolare. Il cane, vedendo il suo capobranco minacciato, senza indugio addentò il braccio di Dino, che mollò la pistola.
Puzzone non lasciò la presa nonostante Dino cercasse di liberarsi. Walter raccolse l’arma e gridò a Debora. «Correte via. Chiama i carabinieri mentre scendi giù!»
Debbi non se lo fece ripetere e si girò per la fuga con Albertino che aveva messo le ali ai piedi.
«Adesso tu metti le mani dietro la nuca. Non tentare di fuggire, ché il cane ti tiene d’occhio!» Puzzone si staccò dal braccio (manco avesse sempre fatto quel mestiere) e si mise pronto per aggredire di nuovo. Walter prese il suo guinzaglio e legò l’uomo, poi lo fece sedere a terra, in attesa dei carabinieri, la pistola puntata contro. Avrebbe potuto telefonare anche lui, ora, ma non voleva distrarsi.
Passò quella che sembrò un’eternità, ma infine arrivarono due auto dei carabinieri.
«Buongiorno, maresciallo! Ha incrociato la signora Nardi?»
«Sì, la signora è scesa a valle e ha consegnato Albertino a una nostra pattuglia. Fatto buona caccia, signor Bruno? Vedo che è in compagnia di una nostra vecchia conoscenza!» e intanto prendevano in custodia Dino.
«I complici sono andati via.» Mentre Walter dava quest’informazione, la loro auto comparve alla vista. Tentò di tornare indietro, ma i carabinieri la bloccarono senza tanti complimenti. I due passeggeri opposero poca resistenza, di fronte alle armi puntate contro.
«Bene, signor Bruno. La aspettiamo al comando, con la signora Nardi. Ora noi andiamo. Dovrà tornare a piedi, abbiamo le auto piene di passeggeri.» lo salutò il maresciallo, quasi divertito dalla situazione.


EPILOGO

Al comando dei carabinieri Walter e Debora furono sgridati a dovere, ma, in fin dei conti, avevano tolto le castagne dal fuoco per loro e non si erano verificati incidenti. I fatti si erano svolti secondo le ipotesi dei due e c’erano di mezzo gli usurai. Si era anche saputo che Antonio, fidanzato di Francesca, era stato aggredito per un problema di debiti.
Per la cronaca, Walter e Debora erano capitati allo stazzo per caso. Ovviamente…

Nella hall dell’hotel tutti aspettavano il ritorno di Walter e Debora per festeggiarli come si doveva. Le rispettive famiglie tirarono un sospiro di sollievo, finalmente si poteva stare in pace, anche se il racconto delle gesta dei due investigatori dilettanti andò avanti per qualche giorno.
Purtroppo la cuoca, Gina, fu arrestata per complicità e la cucina fu seguita dalla proprietaria, Maria, la quale si prodigò più del solito per i due ospiti diventati ormai personaggi famosi, sempre con i giornalisti al seguito, per rilasciare interviste a giornali e tv locali. Anche Puzzone ebbe il suo momento di celebrità.
Per fortuna la normalità tornò velocemente insieme alla fine delle vacanze.
«Ormai, resta solo qualche giorno di ferie, si va tutti a Pescara?» Debora rivolse la domanda anche a Walter e Sofia, la quale, ormai stufa di quella irritante coppia di ficcanasi – una copia di Sherlock Holmes e Jessica Fletcher messi insieme – declinò l’invito, dicendo che lei e il compagno non erano ancora andati alla Camosciara; sperava così di separarli, per evitare altre sorprese.
«Oh, fa niente. Staremo di nuovo insieme quando si celebrerà il processo e ci chiameranno come testimoni!»
Nessuno badò allo sguardo sconsolato che si scambiarono Sofia e Andrea.

FINE

22 commenti

  1. L’ha ribloggato su Newwhitebear's Bloge ha commentato:
    Cala il sipario su questa storia condotta a quattro mani con Elena. Tornano a casa i protagonisti dopo questa avventura esterna al loro ambiente.
    Debora Nardi torna a Monte Alto vicino a Roma, Walter, Sofia e Puzzone a Treviso.
    Speriamo di avervi intrattenuti piacevolmente nel corso di queste venti puntate.
    Per quando riguarda Walter, Sofia e Puzzone vanno in soffitta, in letargo e non torneranno tanto presto ma forse mai più. .

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