Morte in rosso – una nuova indagine di Debora Nardi – seconda puntata

Precedenti puntate:1

In attesa di uscire con Elisa, Debora fece una ricerca su Internet per sapere qualcosa di più sulla disciplina praticata da Carla. Amava sempre documentarsi, faceva parte del suo carattere curioso, e trovò una sintesi molto interessante.

“Questo articolo mi sembra esaustivo, anche se conciso” riflettè mentre andava avanti nella lettura.

I tessuti aerei “Aerial silks” sono una particolare tipologia di sport acrobatico di origine circense nato negli anni ’70 che richiede molta preparazione fisica.

Il tessuto con il quale si eseguono le acrobazie, è di licra monoelastica o un misto di poliestere che viene piegato in due e appeso al soffitto con un gancio o moschettone ed ha una lunghezza che varia da 5 fino a 20 m e larga 1 m. Su questo tessuto, si eseguono figure particolari, come giravolte, cadute.

Nell’eseguire le figure, si rimane appesi alle proprie braccia o piedi e si lotta contro la forza di gravità, e il tessuto viene arrotolato intorno al corpo. I lembi dei tessuti servono per creare dei nodi, delle chiavi, in maniera tale da rimanere appesi anche senza l’uso delle braccia o delle mani.

Le figure più conosciute sono il pipistrello, il Buddha, e varie chiavi, come la chiave di piede o la chiave di ventre, che garantiscono maggiore sicurezza all’acrobata. Inoltre è possibile fare acrobazie tramite il nodo.

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Spesso si simulano anche le cadute che possono essere più o meno lunghe; si va dai 40 cm fino a molti metri di altezza, fino ad arrivare anche a pochi metri da terra.

Anche se più sicura di quanto non appaia, come tutte le discipline acrobatiche c’è un fattore di rischio non trascurabile, bruciature e sfregamenti sono all’ordine del giorno, vi è anche un notevole rischio di infortuni muscolari e rischio di caduta.

E’ importante allenarsi sempre in condizioni di sicurezza ed essere seguiti da istruttori qualificati. Il fai da te non è ammissibile in questo sport. (Qui)

“Ora ne so abbastanza per comprendere almeno un po’ quello che vedremo fare stasera da Carla. Però, pericoloso! Meno male che Elisa non ci si è mai cimentata, mi sarei preoccupata ogni volta che si fosse recata in palestra.” Con questo pensiero confortante, riprese il suo lavoro di revisione del romanzo.

“Mamma, non sei ancora pronta!” Elisa si era messa davanti a lei con le mani sui fianchi, cosa che faceva fin da bambina quando era contrariata.

“Oh! Ero presa dal mio lavoro… Faccio subito!” Debora corse in camera da letto a vestirsi, prima che la figlia iniziasse l’elenco delle volte che l’aveva aspettata, dimenticando quante volte si era verificato il contrario.

“Pronta! Andiamo.” Lina le guardava speranzosa di uscire, ma capì che non era il momento suo e tornò alla cuccia.

Il parcheggio della palestra era semivuoto e posteggiarono facilmente.

“Quanti ricordi! Un po’ ti manca, vero, Elisa?”

“Un po’, ma non si può fare tutto. Lo studio mi ha preso molto… E poi mi sono stufata di controllare sempre il peso.”

Avevano, intanto, varcato la soglia della palestra. Non c’era nessuno, quella sera, salvo Carla che si allenava e più in là l’allenatore, intento a controllare le attrezzature.

Debbi vide la ginnasta sospesa in aria, avvolta in un drappo rosso che pendeva dal soffitto, con i bellissimi e lunghi capelli neri raccolti in una coda che pendeva in basso per la gravità, mentre lei sembrava un ragno che tesse la tela.

Si misero a guardare in silenzio, mentre la ragazza provava le figure.

“Quanta grazia! Ha veramente talento.” Sussurrò Debora alla figlia.

Tutto procedeva con quella sensazione che il corpo di Carla fosse senza gravità, finché non fece l’ultima figura che consisteva in una caduta repentina. Debbi rimase con il fiato sospeso… Per un attimo le era sembrato che la ragazza stesse per finire impiccata.

Carla scese a terra e Debora ed Elisa applaudirono entusiaste.

“Che bella sorpresa! Eli, quanto tempo… buonasera signora Nardi.” Carla le abbracciò felice.

“Se aspettate un attimo, mi cambio e andiamo insieme a bere qualcosa, così parliamo un po’”.

Al tavolo del bar centrale le due ragazze parlarono delle reciproche esperienze.

“Come mai non hai fatto l’università?”

“Mamma! Che domande.”

“No, Elisa. Non mi offende. Sto cercando di mettere da parte un po’ di soldi, anzi un bel po’, perché voglio andare a studiare in Inghilterra e mi voglio mantenere da sola.”

“Allora lavori, al momento?” La curiosità di Debbi ebbe il sopravvento.

“Diciamo che sfrutto le mie abilità di ginnasta, anche con fini commerciali.”

Debora stava per fare altre domande, ma Elisa la fulminò con lo sguardo, così lasciò perdere. La conversazione tornò su temi meno pericolosi e, infine, le due ragazze si salutarono con l’intento di rivedersi di nuovo.

“Cosa pensi che faccia, Carla. La lap dance?” A casa, la curiosità di Debbi riprese il sopravvento.

“Mamma! Sei morbosa!” Elisa, sdegnata, non le permise di continuare il discorso.

“E va bene. Non si può dire niente! Andiamo, Lina. Su, a sgranchire le zampe.” La cagnetta prese al volo la proposta, prima che ci fossero ripensamenti.

“La lap dance… perché no? Si dovrebbe guadagnare bene, anche se Carla è sempre stata una ragazza seria e non so quali sarebbero i compromessi che sarebbe disposta ad accettare. Meno male che Elisa sta studiando e senza pretese di studi all’estero!” Mentre i suoi pensieri andavano a briglia sciolta, Lina zampettava spedita, impegnata nella ricerca del cespuglio perfetto.

[Continua]

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