Morte in rosso – una nuova indagine di Debora Nardi – quinta puntata

Puntate precedenti:1, 2, 3, 4

Debora fu la prima a riscuotersi dalla sorpresa e dall’orrore.

“Stiamo calme e cerchiamo di capire il da farsi. Carla è troppo in alto per poterla rimuovere da lì. Servirebbe una scala…”

“Mamma!” La voce di Elisa risuonava afona “Chiamiamo qualcuno… l’allenatore, dov’è?”

“Vero. Dov’è?” Si domandò Debora.

“Io chiamo Sergio.” Flo si era ripresa anche lei dallo sgomento e stava già armeggiando con il telefono.

Debbi si guardava intorno, ma non vedeva mezzi per salire all’altezza della ragazza. Osservava la figura immobile, sembrava uno straccio appeso al gancio. I piedi erano nudi e l’attenzione andò a un tatuaggio che avvolgeva tutta la caviglia. Sembrava una sorta di anello come quelli che si vedono nelle immagini degli schiavi tenuti a catena.

“Che strano tatuaggio… che significato avrà?” Si scosse da questo pensiero decidendo di cercare l’allenatore. Andò verso gli uffici, ma era tutto spento. Si affacciò sul retro ma non c’erano auto parcheggiate. Pensò, allora, di andare sul piazzale antistante per verificare se erano posteggiate altre auto, oltre alla loro. C’era solo l’auto con cui erano venute e stava ritornando all’interno, quando vide arrivare un SUV. Ne scese l’allenatore.

“Oh, bene! Alberto, vieni subito all’interno… è accaduto un fatto gravissimo.” L’apostrofò immediatamente Debora.

“Andiamo! Oggi doveva esserci Carla ad allenarsi.”

“Non devi essere presente anche tu?”

“Sì, sono in ritardo.” Intanto varcava la soglia della palestra. “Oddio! Carla!” Alberto era impietrito. “Dobbiamo tirarla giù.” Continuava, però, a restare immobile.

“Flo, hai chiamato i carabinieri?”

“Sì, Debbi.”

“Vedo con piacere che il lupo perde il pelo ma non il vizio.” Sergio, il maresciallo, si annunciò con il suo solito sarcasmo. “Meno male che ti porti dietro dei testimoni, altrimenti penserei che sei tu l’omicida, anzi, un serial killer, visto il numero di morti in cui inciampi.” Per Debora non c’erano dubbi che si riferisse a lei.

“Buonasera Sergio! Anch’io sono contenta di vederti.”

Tra i convenevoli, Sergio era già attento al da farsi. Cercò delle attrezzature per raggiungere la ragazza, mentre i colleghi scattavano delle foto. Finalmente si mise insieme un trabiccolo e il maresciallo si arrampicò per sciogliere il nodo che stringeva il collo alla ginnasta. Si accertò della morte, un’altra foto in primo piano e la scese a terra dove fu adagiata su un materassino.

“Restiamo in attesa del medico legale. Voi potete andare, visto che siete tutti arrivati a fatti avvenuti. Ci vediamo al comando domani per le vostre deposizioni. Poi chiamo i genitori di Carla. Poverini… l’unica figlia.”

“Ma che idea ti sei fatto?” Debora non riusciva a trattenere le sua curiosità.

“È troppo presto, ma sembrerebbe un incidente. Molte volte me lo sono detto, vedendo questi esercizi, che prima o poi qualcuno sarebbe rimasto impiccato.”

“Elisa, andiamo… qui non possiamo fare niente.” Debora portò via la figlia quasi a forza. Che brutta esperienza stava vivendo!

In auto, ognuna era sovrappensiero.

“Io non credo all’incidente.” Debbi ruppe il silenzio.

“Mamma! Chi poteva volere male a Carla?”

“Hai visto il nodo che ha sciolto Sergio? Qualcuno l’ha fatto. Non mi sembrava solo uno di quei nodi che fanno negli esercizi.”

“Potrebbe essersi formato durante un esercizio, se ha perso la presa…”

“Oppure si è suicidata.”

“Mamma!”

“Lo sai che tua madre ha questo modo di affrontare le situazioni drammatiche. Non è che non si dispiaccia. A modo suo vuole dare giustizia a queste persone, cercando la verità.” Flora sapeva che in fondo al suo cuore Debora era una persona generosa e sensibile, ma bisognava andare proprio in fondo per scoprirlo.

“Grazie, Flo, per la tua arringa difensiva. Mia figlia pensa che io sia anaffettiva.”

“Non dico questo, ma ammetterai che sei un tipo originale!”

“Sì, questo te lo concedo.”

“Eccoci arrivate. Flo, vai a piedi a casa tua?”

“Grazie, Elisa. I nostri cancelli distano venti metri. Buonanotte.”

In casa, nessuno aveva voglia di andare a dormire. Accesero la TV e finirono per dormire sul divano. I sogni di Debora si popolarono di seta rossa e gente senza volto, finché non fu svegliata dal musetto umido di Lina.

“Oh! Ho dimenticato di portarti fuori. Andiamo, bella. Prendo il guinzaglio.” E uscirono nella notte stellata.

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