Morte in rosso – una nuova indagine di Debora Nardi – settima puntata

Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6

Gianna tentennò un attimo, ma poi pensò che durante le indagini si sarebbe saputo, quasi certamente.
“Il locale si chiama Shadow, si trova in centro a Roma, in una vecchia area industriale recuperata. Ma non lo dica a mio padre, lui non sa che vado a lavorare lì. Sa, è un locale per adulti…”

“Non ti preoccupare, Gianna. Come sempre un ottimo caffè. Ci vediamo.”
Debora aveva saputo ciò per cui era uscita, appena possibile avrebbe chiamato Flora.
A casa trovò Elisa che si trovava in cucina con decine di libri aperti davanti.
“Eli, hai ricominciato a studiare subito!”
“Sì, ma’ e non ho chiamato ancora nessuno dei miei amici, se era questo che volevi sapere.”
“Non fa niente. Quando puoi. Ora scusa ché devo chiamare Flora.”
Si appartò in veranda, era meglio che la figlia non l’ascoltasse.
“Flo, ho saputo dove si esibiva Carla. Tu cosa hai saputo?”
“Sono andata dalla parrucchiera e, come sai, lì le notizie sono sempre aggiornate.” Flora ridacchiò. “Parlando seriamente, ovvio che tutte parlassero di Carla e si dice che la storia con il notaio non fosse proprio conclusa. Tu hai scoperto qualcos’altro?”
“Ho saputo dove si esibiva Carla. A proposito, hai un abito da sera come si deve?”
“Perché?”
“Stasera andiamo in un locale notturno a Roma.”
“Qualcosa nell’armadio ce l’ho… ma andiamo da sole?”
“Troveremo compagnia lì.” Rispose ridacchiando Debora.
“Ci vediamo stasera. Ora devo fare una telefonata.”
Debora si preoccupò di cercare il locale su Internet e telefonò per sapere se servisse la prenotazione e fece bene perché le chiesero se la presentasse qualcuno. Senza tentennamenti disse che la presentava il notaio Zinni, sperando che fosse uno dei clienti. Chissà perché non si meravigliò che il notaio fosse un cliente abituale, ma per loro era un vantaggio.
“Elisa, stasera esco. Vado in un locale dove si esibiva Carla.”
“Tu sei matta! Vengo anch’io, altrimenti voi due non sareste credibili.”
“Come? Due cinquantenni ben messe. Noi siamo la categoria più adatta.”
“Va bene. Comunque vengo anch’io.”
Dopo cena arrivò Flora. Era irriconoscibile.
“Wow. Zia Flora. Sei uno spettacolo! Ma zio ti lascia andare?”
“Ho detto che andiamo a un galà di beneficenza a Roma.” Flo scoppiò in una risata. “Anche voi non siete male!”
“Bene. Andiamo con il mio SUV.” Debora prese le chiavi dell’auto e uscirono euforiche. Dopo tutto andavano a divertirsi e con un po’ di fortuna avrebbero scoperto qualcosa.
Il vantaggio di certi luoghi è che si parcheggia facilmente, perciò non penarono molto a trovare posto.
L’ingresso del locale era pretenzioso, come prevedibile, tutto drappeggi rossi e neri. All’interno le luci erano soffuse e una musica soft si diffondeva nell’ambiente. C’erano tavoli e ambienti più appartati e un palco dove evidentemente ci sarebbero state le esibizioni di ragazze come Carla. A loro era stato assegnato un tavolo abbastanza centrale. La donna che le accolse disse che era uno dei migliori, vista la persona che le presentava.
“Scusi, so che c’è una ragazza che fa delle figure acrobatiche molto spericolate…” Debora approfittò della possibilità di parlare immediatamente con qualcuno che lavorava lì.
“Se parla di Carla, purtroppo abbiamo saputo da una sua amica che lavora qui che ha avuto un incidente. Abbiamo, comunque, altre artiste molto brave.”
Debbi evitò di dire che la conoscevano personalmente, altrimenti la loro presenza avrebbe suscitato perplessità, perciò congedò la donna, ringraziando per il posto ottenuto.
“Adesso, addrizziamo le orecchie e osserviamo ciò che accade.”
Mentre bevevano, qualche giovanotto si avvicinò a Elisa, la quale declino garbatamente l’invito a ballare.
Alcune ragazze cominciarono a esibirsi in abiti abbastanza ridotti.
“Dire succinti è riduttivo.” Pensò Debora mentre si guardava intorno. Un uomo pensò che stesse individuando qualcuno per avere compagnia e si avvicinò per invitarla, ma lei fece capire che voleva solo guardare lo spettacolo e continuare a bere.
“È bene che cerchiamo di capire qualcosa di più, prima che qualcuno ci guardi con sospetto. Io vado verso i bagni.” Si alzò e andò nell’area un po’ appartata dov’erano i servizi.
Entrò facendo finta di voler ritoccare il trucco e sbirciò nel corridoio. Intravide una porta imponente rivestita di cuoio bugnato. Mentre osservava vide delle coppie che scomparivani dietro di essa, dopo aver suonato un campanello.
“Qualche idea su quello che si fa lì dentro ce l’avrei.” Con questo pensiero tornò al suo tavolo.
All’angolo bar vide Gianna che aveva preso servizio.

“Lo chiederò a lei, ma non ora.”

[Continua]

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