Morte in rosso – una nuova indagine di Debora Nardi – dodicesima e ultima puntata

Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11

I carabinieri, guidati da Sergio, il maresciallo, immobilizzarono immediatamente il notaio Vizzi e soccorsero Alberto.

“Arrestatelo! È stato lui. Ha confessato.”

“Non è vero! Ho confessato perché mi stava massacrando di botte.” Alberto, con voce flebile, cercò di ritrattare.

“Bella trovata!” Pensò Debora “Sta rimescolando le carte.”

“Intanto lei, signor notaio, venga con noi in centrale e lei, Alberto, verrà trasportato in ospedale, ma metterò dei colleghi a sorvegliarla, in attesa di chiarire la sua posizione. Debora e Flora, prendete la vostra auto e venite al comando. Subito.”

L’ambulanza, intanto, era arrivata e i paramedici portarono via il ferito.

Al comando, duplice strigliata per Debora e Flora.

“Non sapete stare lontano dai guai. Flora, adesso ti ci metti pure tu!”

“Intanto, se stasera non avessi seguito il notaio vi sareste ritrovati sul groppone un altro omicidio e un altro assassino da cercare, perché Vizzi, di sicuro, non sarebbe restato lì a farsi cogliere sul fatto!”

“Cara Debbi, ogni volta pensi di stare un passo avanti a noi, ma ti sbagli.”

“Non credo proprio, caro Sergio.” Debora era proprio infastidita. Mai che le riconoscesse dei meriti, ma a lei bastava la soddisfazione di aver trovato il colpevole, in un modo o nell’altro e, probabilmente, stavolta aveva evitato un altro omicidio, grazie al suo intuito.

“Possiamo andare a casa, ora?”

“Ormai conoscete la procedura. Venite domani per rilasciare le vostre dichiarazioni.”

“E per Alberto? Ha negato tutto…”

“Stiamo già disponendo la perquisizione di casa sua, della sua auto e della palestra. Ora andate…”

EPILOGO

A casa di Alberto trovarono una confezione di roipnol aperta e buttata sul fondo del bidone per l’immondizia non riciclabile; una stanza era tappezzata di foto di Carla, prese durante le esibizioni o in situazioni in cui la ragazza sembrava esserne all’oscuro, prova evidente che l’uomo ne fosse fortemente ossessionato. Non erano presenti foto delle altre ginnaste.

Fu formalizzata l’accusa nei suoi confronti per omicidio premeditato, mentre il notaio fu accusato di aggressione e lesioni aggravate nei confronti dell’allenatore.

In seguito ambedue invocarono la temporanea infermità mentale. L’uno diceva che era impazzito per la gelosia e la frustrazione di non poter avere Carla, l’altro che il desiderio di vendetta gli aveva offuscato la ragione.

L’omicidio della ginnasta era avvenuto dopo l’ennesimo rifiuto di fronte alle avances dell’allenatore, il quale, con la scusa di bere insieme qualcosa al fine di lasciarsi in modo amichevole, l’aveva drogata e, portata in palestra, l’aveva impiccata in modo da far sembrare il tutto un incidente. Poi si era allontanato e aveva finto di arrivare tardi per gli allenamenti. La presenza di Debora, Elisa e Flora gli aveva procurato un alibi.

Per quanto riguarda il biondo che aveva regalato il tatuaggio a Carla, un frequentatore abituale dello Shadow, fu interrogato ma, al momento del delitto, era fuori città e l’alibi era risultato attendibile.

La storia di Carla si riassumeva nella relazione con un uomo adulto dai gusti sessuali particolari, che l’aveva introdotta in un ambiente raffinato e perverso di scambisti e sado-masochisti. Il motivo per cui la ragazza avesse accettato questo stile di vita non si sarebbe saputo mai, forse per amore, forse per soldi, oppure perché in fondo le piaceva; di sicuro le era costato la vita.

Il giorno dopo l’arresto dei due, Debora e Flora si incontrarono per riprendere il tran tran quotidiano, passeggiata con Lina e qualche minuto di relax, prima dei mestieri giornalieri.

“Posso essere soddisfatta. Che ne pensi, Flo?” Le due amiche stavano bevendo una tisana fumante sedute in veranda a casa di Debora.

“Penso che non dobbiamo correre certi rischi.”

“Dai, non fare la guastafeste. Stavolta c’è anche il tuo nome nella cronaca nera del quotidiano locale on-line. Secondo la giornalista sei l’aiutante della Jessica Fletcher di Monte Alto!”

Stavano leggendo l’articolo, quando il telefono squillò.

“Ciao, Andrea!”

“Cosa hai combinato stavolta? Anche quando sono all’estero mi devo preoccupare! Stavo leggendo delle tue gesta…”

“No, non è come credi. La giornalista esagera sempre, lo sai.”

“No che non esagera!”

“Andrea, ti posso spiegare…” Debora levò gli occhi al cielo, predisponendosi all’ennesima tiritera del marito, con lei che faceva promesse che sapeva bene non avrebbe mantenuto.

“Va bene, te lo prometto, la prossima volta mi terrò alla larga!” Disse alla fine… sospirando e incrociando le dita dietro la schiena.

FINE

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