E se…

Quante volte ci è capitato di pensare o dire: “E se avessi fatto… avessi detto…” oppure pensarlo riferito a qualcun altro, ma il nostro ragionare si moltiplica e frammenta in mille rivoli di ipotesi, senza che una certezza venga fuori.

Per me stessa come per tutti, potrei cominciare da quando sono stata concepita, ma su questo non mi sono soffermata mai, anche perché termineremmo il discorso con il primo se.

Però ci sono alcuni accadimenti della mia vita per i quali la domanda è ricorrente.

Se non mi fosse piaciuto il professore d’inglese delle medie, non avrei scelto il liceo classico, dove lui insegnava. Il professore d’inglese non mi avrebbe apprezzato così tanto se non avessi scelto alla quinta elementare di frequentare il corso facoltativo di lingua che permise di trovarmi in vantaggio alla prima media.

Se mio padre non avesse lavorato nella pubblica amministrazione non mi avrebbe messo in mano il bollettino dei concorsi per partecipare a uno di quelli lì proposti. La prova scritta era un tema d’italiano e aver frequentato il liceo classico diede i suoi frutti.

Non avrei superato le prove orali, probabilmente, se non fossi stata in quel momento alle prese con gli studi giuridici: erano previste materie come istituzioni di diritto privato, diritto pubblico e amministrativo che non sarei riuscita a preparare in tre settimane, il tempo intercorrente tra la notifica che avevo superato lo scritto e la data in cui avrei dovuto presentarmi all’esame orale. Non sarei salita in graduatoria, se non avessi avuto il voto alto di maturità classica. Tuttavia, ero idonea perché i posti erano 22 mentre io ero collocata al settantasettesimo posto.

In quel periodo il governo in vigore scelse di pensionare anticipatamente i combattenti della seconda guerra mondiale (governo Andreotti, perciò dico grazie al mio omonimo) cosicché furono assunti ottocento degli idonei della mia graduatoria, da collocare in uffici di tutta Italia. Essendo ai primi posti della graduatoria mi fu possibile scegliere la destinazione e, così, mi ritrovai a Roma. Mi avrebbero mandato in un ufficio con sede distaccata dalla sede centrale, sempre a Roma, ma una persona accettò un altro posto ed io andai alla sede centrale.

Nella mia stanza c’era una persona che non avrebbe dovuto essere lì, ma temporaneamente era appoggiata a quell’ufficio per motivi di studio. Un giorno che avevamo deciso di uscire insieme, visto che avevo mia sorella in visita a Roma, lui invitò anche un suo amico. Quest’amico è oggi mio marito e, com’è logico, il mio collega fu testimone di nozze.

(Fine prima parte)

34 commenti

  1. Tante belle fortunelle 😀 l’ultima la ciliegina sulla torta… ma è solo la prima parte!
    La vita veramente è magica, e ultimamente pensavo proprio a questo: se la vita sia o meno un caso, perché certi eventi, incontri, persone cadono proprio come a fagiolo! Davvero assurdo 🙂

    Piace a 1 persona

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