Che ti dice la coscienza?

Per questo sabato una questione impegnativa. Ripropongo un vecchio post di novembre 2017.

Che ti dice la coscienza? Con questa frase mia madre mi apostrofava se facevo qualcosa che non andava. Devo dire che di birichinate ne facevo con un certo impegno, per cui questa frase mi veniva spesso ripetuta anche nella variante: “Che ti dice la testa?” per me più comprensibile, ma la testa mi diceva esattamente quello che avevo deciso di fare.

Al catechismo mi dissero che la coscienza era la voce di Dio, l’Essere perfettissimo che mi aveva creato insieme a tutte le altre cose, ma questo non mi chiariva molto le cose perché Lui mi parlava al cuore e mamma mi chiedeva della testa.

Il problema è rimasto irrisolto per lungo tempo anche se Pinocchio mi aveva fatto capire che ci sono due forze che ci guidano: una ci spinge al bene e ci rimprovera se ci comportiamo male (il grillo parlante) e l’altra con le sue lusinghe ci fa compiere il male perché dà soddisfazione immediata, poi vengono i rimorsi. Conoscevo bene i rimorsi che però mi sembrava fossero più il disappunto di essere rimproverata da mamma. Sicuramente, con l’educazione, introiettiamo una serie di valori che diventano il nostro riferimento morale, perciò il problema coscienza fu abbandonato, accettando per buono quello che percepivo come rimorso per le azioni malefatte.

Anni più tardi ho intrapreso un percorso formativo di teologia perché, da persona razionale, volevo comprendere le ragioni di una fede che si ha per tradizione (per la fede cristiana fede e ragione non sono in contrasto: chi volesse può affrontare lo studio dell’enciclica Fides et Ratio).

Già nella lettera agli Ebrei si dice:

Nei tempi passati Dio parlò molte volte e in molti modi ai nostri padri, per mezzo dei profeti. Ora invece, in questi tempi che sono gli ultimi, ha parlato a noi, per mezzo del Figlio.

Prima di tutto Dio ci ha dato i comandamenti che si basano sull’evitare il male ed amare il prossimo come se stessi o non fare agli altri ciò che non si vuole per sè. Fin qui tutto bene per il credente, ma per chi non crede?

(Continua …)

 

18 commenti

  1. Ci hai lasciato in sospeso con questa domanda… Aspettiamo il seguito. Sarà una risposta difficile da formulare perché il non credente ha una coscienza tormentata tra razionalità e tensione al sovrumano una tensione che possiamo nascondere allontanare .ma non ignorare del tutto.

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  2. Sì la tensione al sovrumano … ma non esclude la razionalità. Scusami se ho letto con leggerezza ma c’è una persona che mi sta riempiendo di messaggi su Messenger e mi ballano davanti le iconette del suo profilo impadendomi la lettura. Adesso mi ricordo perché l’avevo tolto dai contatti di FB.

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  3. Non sarebbe una frase corretta ma lo uso per cercare di farmi capire meglio: sono nata atea e la mia coscienza è solo una caratteristica legata alla evoluzione della specie a cui appartengo. Non mi piace usare la parola ateo, dal greco atheos a privazione e thèos dio quindi senza dio, poiché di derivazione religiosa, sarebbe come dire che sono abionda…
    Aristotele sosteneva che l’uomo era l’unico possessore della coscienza, anima razionale, mentre gli animali solo l’istinto per poter sopravvivere.
    Per gli evoluzionisti il fattore religioso è un processo cognitivo evolutivo e la coscienza beh, cos’è la coscienza? Una illusione? La conseguenza del linguaggio? Come, quando e perché si è evoluta? Sono in corso moltissimi studi atti al trovare risposte a queste annose domande. Personalmente ritengo giungerà prima la famosa teoria del tutto…
    Non ho bisogno di una credenza religiosa per possedere etica e morale, poiché queste sono nate quando il genere Homo ha dovuto imparare a convivere e collaborare. Non ho tormenti di alcuna sorta, nella razionalità, nella Scienza, ho sempre trovato le mie risposte. Come quelle sul cosa sia la coscienza, poiché sto iniziando nuove letture al proposito come un titolo sulla teoria dei memi della psicologa Susan Blackmore.

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  4. Non penso che i “non credenti” si comportino in modo da disattendere i 10 comandamenti.
    Si tratta di 10 regole universali che ognuno, in “coscienza”, le seguirebbe.
    Attenzione anche a quanto detto ultimamente dal Papa: molti i cristiani che non si comportano da cristiani.
    E molti non credenti che si comportano da cristiani.

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    • Infatti, Andrea. Nei post successivi, che sto ribloggando, tratterò il tema attraverso l’etica e l’antropologia filosofica. Papa Benedetto dedicò molti scritti alla legge naturale, cioè quello che dici tu. Solo che il povero Benedetto non aveva buona stampa come Francesco, che dice le stesse cose di sempre, ma sembrano novità.

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