Che ti dice la coscienza? (3)

Ai più importanti bivi della vita non c’è segnaletica. E. Hemingway

Esistono dei valori oggettivi, validi per tutti, a cui uniformarsi? A prima vista sembrerebbe di sì, ma poi, se pensiamo ad alcuni contesti culturali anche odierni, ci accorgiamo che, ciò che per noi è esecrabile, per altri è un valore da tenere da conto. Perciò la domanda torna a essere: Esistono valori oggettivi, validi sempre? Oppure tutto è relativo e frutto di accordi all’interno di un gruppo, di una società particolare, di un credo religioso? Ripropongo questa puntata della serie: Che ti dice la coscienza?

Continuiamo con questa terza chiacchierata sull’etica. Eravamo rimasti che non c’è accordo tra i filosofi sulla possibilità di valori oggettivi a cui uniformarsi.

I non cognitivisti – D. Hume (Trattato sulla natura umana) ci dice che esiste una divisione tra i fatti (essere) che sono conoscibili e si possono descrivere e dimostrare scientificamente, ed i valori morali (dover essere) che sono presupposti e danno luogo a giudizi prescrittivi che non si possono dimostrare. I valori non possono essere oggetto di conoscenza e perciò non sono conoscibili oggettivamente. Dai semplici fatti non si possono dedurre dei doveri. A questo pensiero seguono una serie di teorie filosofiche che cercano di trovare una spiegazione, elaborando diversi modelli, per superare questa difficoltà.

I cognitivisti ricercano invece una fondazione razionale e oggettiva ai valori e alle norme morali, su cosa si radicano. L’unico modello che permette di fondare oggettivamente i valori e le norme è quello personalista, che affonda le sue radici nel tradizionale pensiero classico a partire dai greci, passando attraverso la tradizione giudaico-cristiana, nel lungo cammino del riconoscimento della natura personale di ogni essere umano.

(Continua …)

13 commenti

  1. Chi giudica i giudicanti? Chi controlla coloro che si pongono nei panni di arbitri? Vi dovrebbero essere delle ‘regole’ di vita generiche, ma la vita viene filtrata attraverso i dogmi della società nella quale viviamo. La società siamo noi ma noi siamo anche singoli oltre pezzi del puzzle che è la società.
    Non so per quale collegamento, ma penso a Bauman con la sua società liquida, Chomsky con il suo libertarismo anarchico, Le Bon con la psicologia delle folle. Dopo cena proverò ad interrogare il mio cervello e le sue strambe sinapsi. Si sa, a stomaco pieno si ragiona meglio.

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