Che ti dice la coscienza? (4)

Finora il discorso è stato se i valori siano o meno conoscibili, ma facendo un passo indietro proviamo a definire la parola ‘valore’.  Il valore in generale è il merito e il prezzo di ogni cosa, quanto si è disposti a dare in cambio. Una cosa quindi è apprezzata o disprezzata, in senso più lato.  Serve una misura per quantificare questo valore: un bene fungibile, dal baratto alla moneta.

Quando il valore di cui si parla è un valore morale – il buono, il bello, il vero – la misura non può essere un oggetto o la moneta. I valori morali non si comprano. Essi sono propri dell’essere umano che compie atti liberi, che pertanto soggiacciono a scelte. La misura del valore morale perciò può essere solo l’uomo, la persona umana. Quale uomo, quale persona? Il valore dell’uomo è la sua dignità – essere degno equivale all’aver valore – che risiede nel suo valore incommensurabile. La persona non può essere, comprata, venduta, posseduta, distrutta, perché non è una cosa. Ma è sempre stato così? Fino a non poco tempo fa era normale considerare alcuni appartenenti alla famiglia umana inferiori, non persone cioè titolari di diritti, dal colonialismo alla schiavitù – protrattasi fino all’ottocento – alla segregazione razziale fino alla grande tragedia dell’Olocausto. Perché tutto questo cessasse, possa cessare in tutti i luoghi della terra e non si ripeta più è stato necessario riflettere a fondo sul valore della persona umana. La dignità che inerisce a ciascun essere umano fa sì che a  ogni persona umana competa il diritto alla vita, all’integrità psico-fisica, alla libertà/responsabilità e alla solidarietà/sussidiarietà, cioè i diritti umani.

Si potrebbe obiettare che anche questa scelta di riferimento valoriale è convenzionale e non del tutto oggettiva, ma è quella che ci permette di conservare l’umanità. Si può scegliere qualunque altra misura che non sia la persona, possiamo scegliere il denaro, l’individualismo, il potere… Ognuno può trarne le conseguenze. Io credo che solo se realizziamo completamente la piena dignità di ognuno, saremo capaci anche di considerare il resto, non lo prescinde: la pace, l’economia sostenibile, una finanza morale, l’ambiente…

Il cammino per definire chi è la persona umana è un cammino lungo secoli. Tutti gli uomini sono persone cioè soggetti titolari di diritti primi tra tutti la vita e la libertà?

Ricordo qui che, dopo la grande tragedia dell’Olocausto e a seguito del processo di Norimberga, fu redatta la Dichiarazione universale dei diritti umani, imperfetta quanto si voglia ma è il primo documento che dichiara l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.

Articolo 1.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2.

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3.

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4.

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5.

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6.

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7.

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8.

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso ai competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10.

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Buona lettura del post che ripropongo della serie: Che ti dice la coscienza?

Continua la nostra chiacchierata sulla coscienza. L’argomento diventa più impegnativo e complesso, ma vi chiedo un ultimo sforzo di comprensione. Nell’articolo precedente si fa riferimento alla persona umana come fonte oggettiva di valori e norme. Ma il concetto di persona, nella sua formulazione, ha una lunga storia; se vogliamo, è il concetto cardine della nostra civiltà e del moderno diritto. Patrimonio della nostra cultura a cui hanno contribuito in maniera sostanziale la filosofia greca, il pensiero cristiano e la filosofia tomista. In questo articolo gli argomenti religiosi sono finalizzati a raccontare come si è formato il pensiero occidentale.

Per la prima volta il termine persona è utilizzato nella drammaturgia greca: prosopon, cioè maschera, che gli attori indossavano e che aveva la funzione di far risuonare la voce e di rappresentare il personaggio attraverso le fattezze della maschera. La traduzione latina è persona con lo stesso significato.

Con le dispute conciliari dei primi secoli del Cristianesimo viene adottato il termine persona per definire le persone divine e, perso il significato di maschera, si identificò con il termine ipostasi, in latino substantia (sostanza) termini presi in prestito dalla filosofia greca (in particolare da Arisototele) che stanno ad intendere fondamenta, essenza al di là delle apparenze, ciò che non varia, che fa da sostrato. In questo modo era salva la visione monoteistica per cui la Trinità era un’unica sostanza in tre Persone divine (fu Tertulliano ad utilizzare il termine latino “persona” per spiegare la Trinità). Gradualmente il riconoscimento della persona in Dio fu collegato al testo della Genesi in cui gli esseri umani erano creati ad immagine e somiglianza di Dio, con la conseguenza diretta che il concetto di persona venisse associato anche agli esseri umani. L’uguaglianza di tutti gli esseri umani risiede nell’essere fratelli in virtù del fatto che Gesù ci ha definito suoi fratelli, figli di Dio attraverso la fratellanza con lui. Per il fatto di appartenere ad un’unica famiglia umana, tutti gli esseri umani hanno pari dignità (valore): da questo discendono dei diritti fondamentali inalienabili: diritto alla vita ed all’integrità psico-fisica, diritto alla libertà/responsabilità e diritto alla solidarità/sussidiarietà da cui discendono altri diritti; ogni volta che uno di questi diritti viene intaccato si fa un passo indietro nella civiltà. Riconosciuta questa uguaglianza sostanziale tra tutti gli esseri umani, tuttavia la schiavitù è durata ancora per molti secoli, anche se già S. Paolo esortava a trattare il servo come fratello.

Assumendo il concetto di persona come sostanza si ottiene come diretta conseguenza che l’essere umano è persona in quanto maschera, cioè segno visibile della sua realtà ontologica (fondamentale): capacità di pensiero, capacità di conoscere, capacità di percepire l’istanza morale, di agire liberamente. In questa accezione è sempre lo stesso Io (realtà ontologica) che è concepito, si sviluppa nel seno materno, nasce, vive la sua esistenza e muore. Oggi sappiamo che il corpo umano accresce e rinnova continuamente tutte le sue cellule, ma quello di cui ci rendiamo conto è di avere sempre di fronte la stessa persona.

[Per il diritto italiano la persona fisica esiste dalla nascita, anche se gli viene riconosciuto il diritto ad ereditare dal momento del concepimento. Una tutela graduale viene conferita al feto in determinate circostanze. Il nostro ragionamento è filosofico e la persona è “in quanto è” dal primo atto dell’esistenza. Vedremo, più avanti in un altro articolo, cosa comporti assegnare il valore personale solo ad alcune condizioni: qualità della vita, etnia, ceto sociale ecc.]

Il concetto di anima come forma sostanziale proposto da Aristotele non permette di spiegare l’immortalità dell’anima; sarà compito di S. Tommaso risolvere il problema affermando che l’anima è forma sostanziale del corpo ma una forma speciale che possiede e dà sostanzialità, tutta la materia ne è pervasa e da ciò il corpo trae dignità (corpo spiritualizzato, spirito incarnato) oltre che vitalità (corpo animato).

Tra le definizioni di persona la più usata è quella data dal filosofo, padre della Chiesa, Severino Boezio; egli definì la persona come “sostanza individuale di natura razionale“, individuandone nello stesso tempo l’individualità e la trascendenza. Perciò la sostanza “persona” è un individuo concreto, una persona al singolare (indivisum in se, divisum a quolibet alio), corpo ed anima in un unico “actus essendi”.La persona umana è caratterizzata, quindi, dalla natura razionale, peculiarità dell’essere umano, che implica una reditio completa (ciò che è immateriale può riflettere su di sé) attraverso l’autocoscienza – derivante dall’apertura dell’intelletto all’essere che ritorna in sé – e l’autodeterminazione: l’uomo è dotato di intelligenza riflessiva, volontà e libertà (conosco, sono consapevole, voglio e posso); con l’intelligenza egli sa cogliere e collegare il finito all’infinito, mentre è spinto a conoscere sempre più e meglio il vero; con la volontà egli persegue in modo illimitato ciò che può realizzarlo pienamente scegliendo ciò che è bene per lui.

[Qui si inserisce il concetto di coscienza, luogo in cui l’uomo giudica i suoi atti in base a giudizi di valore]

L’intelligenza dell’uomo fa sì che egli sia capace di comportamento culturale che presuppone progettualità e simbolizzazione: capace di progettualità egli si proietta nel tempo ponendosi un fine e trovando i mezzi per conseguirlo in modo originale ed innovativo; la simbolizzazione consiste nel pensiero rappresentativo-intuitivo che rende possibile sostituire un oggetto o un’azione mediante segni (simboli). In questo modo va oltre il segno visibile, come avviene in campo artistico o religioso (sacramentum = segno). Anche gli strumenti tecnici sono segno della loro funzione (simbolismo funzionale); lo stesso linguaggio è un processo di simbolizzazione.

La dignità di ogni uomo risiede nella sua trascendenza, unico tra tutti i viventi.

[Nel prossimo articolo parleremo  – avendo acquisito tutti gli elementi per la riflessione –  di coscienza, principi morali, legge naturale e legge morale naturale.]

(Continua …)

18 commenti

  1. Sai Elena?, ti sto seguendo attentamente, perché l’argomento richiede davvero molta attenzione, ma è molto, molto interessante e tu sai spiegare le cose con molta efficacia. Complimenti, attendo la continuazione. Buona serata, anzi ormai quasi Buona notte. ❤ 😀 ❤

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  2. La dichiarazione ha compiuto settant’anni il mese scorso ed è figlia anche di quella Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen datata 1789 dovuta alla Rivoluzione Francese.
    Ogni volta mi riprometto di approfondire quella vicenda che tanto ha portato, ma immancabilmente poi mi perdo in mille altre letture.

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