Sobrietà

Non so per quale motivo preciso, ma in questi giorni mi torna in mente mia nonna Adele. Era la moglie di nonno Luigi di cui vi ho raccontato più volte, personalità artistica e creativa. Per certi versi, nonna era l’opposto. Nonno amava vestire bene e nel suo armadio c’erano capi di sartoria con relative scarpe e cravatte abbinate. Me li mostrava sempre con orgoglio. Le scarpe venivano curate con ‘cromatine’ adatte, lucidate con un panno apposito e la suola protetta con bollette di ferro. Dei vestiti di nonna ricordo cose che cuciva da sé, anche per le cerimonie, e le scarpe erano di qualità, ma non ne comprava molte perché aveva i piedi sofferenti e forse non voleva ricevere delusioni dell’ennesimo paio di scarpe costose e scomode. Portava, perciò, fino all’usura, lo stesso paio di scarpe.

Quello che ricordo di più di nonna era la sua attenzione a conservare di tutto: spaghi e nastri vecchi, bottoni, buste di carta, carta da regali, vecchi giornali e ritagli di stoffe. Riciclava tutto e lo conservava in scatole di scarpe. A parte l’epoca in cui sono vissuti, credo che nonna Adele non sia stata sempre così. Pur avendo conosciuto le due guerre, per nonna fu traumatizzante la seconda guerra mondiale. Nonno parlava dei bombardamenti, per colpa dei quali aveva paura dei temporali che gli ricordavano il rombo dei motori degli aerei, mentre nonna diceva spesso: “La fame! La gran fame che abbiamo patito!”. A causa degli scarsi approvvigionamenti, compreso il combustibile, nonna Adele bruciò parte dei mobili, tra cui il canapé, così chiamava il divano, che non ricomprò più. Con la guerra nonna aveva rinunciato al superfluo. E non è che non potesse, il suo arredamento era da piccolo borghese e i suoi tre figli erano andati a studiare in scuole private, perché nonno aveva un buono stipendio da impiegato statale. A causa della guerra, andavano nei prati a raccogliere la verdura e zio Michele – di cui vi ho raccontato nel post Al di là e dintorni – partì volontario a sedici anni, con l’intenzione anche di alleggerire la famiglia di una bocca da sfamare. Lo dichiarò lui stesso.

Quindi i miei nonni mi apparivano un po’ come la cicala canterina e la formichina operosa. In qualche modo, ambedue stavano esorcizzando i tempi magri della guerra.

23 commenti

  1. Affascinante notare come il più delle volte coppie consolidate siano formate da personalità di fondo simili ma diverse nel manifestarsi. Spesso molto diverse.

    Il trauma delle guerre ha avuto differenti conseguenze, tra cui una volontà di comunione e risorgimento. Ora stiamo vivendo in un pericoloso lungo periodo di ‘pace’, poiché le guerre mondiali, con le relative conseguenze, sono altra cosa rispetto ai normali subbugli che sobbollono nei vari stati.

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  2. La guerra segna proprio nel profondo! 😮
    Ho notato poi una somiglianza in tua nonna, uguale alla mia: conservare e riciclare le cose, e non solo! Anche mia nonna, nonostante gli compriamo dell’intimo nuovo, od anche le scarpe, lei continua ad usare le cose vecchie, e raramente si arrende al nuovo. Anche la mia ha vissuto la seconda guerra, e a volte ha raccontato di quando correvano sotto i ricoveri antiaerei.

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  3. Io non ho vissuto la guerra – sono di poco più vecchia di te, come sai – ma non butto via niente e riciclo tutto, dai nastri delle confezioni regalo alle parti sgombre di fogli stampati ai bottoni e tutto (con due top di quando ero magra ho fatto due borsettine che sono un bijou!). Quanto al cibo, fai conto che su tre chili di carciofi, i miei scarti non arrivano a due etti. Mentre mia madre, per dire, figlia del sottoproletariato urbano (otto persone in due stanze e gabinetto in cortile), quando faceva il brodo mangiava la carne, usava il brodo per fare la minestra, e le verdure le buttava.

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  4. Non ho quasi ricordi diretti dei miei nonni, ma ho avuto testimonianze precise da parte dei miei genitori, che incredibilmente si “scontrano” con i ricordi di miei cugini più grandi di me. Tutti positivi in ogni caso. E altrettanto direttamente mi sono stati trasmesse le testimonianze della dittatura fascista e della guerra, una memoria che si dovrebbe conservare

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