Io e l’informatica (3)

I post precedenti qui e qui.

I database e i programmi di elaborazione, archiviati sull’Hard-disk dell’ M24, acquistarono dimensioni tali che non era più possibile farne il backup su floppy disk. Feci acquistare uno streamer, un’unità esterna che permetteva backup di diverse decine di migliaia di byte. Anche questo era un apparecchio abbastanza costoso e costosi erano gli streaming-tape, le unità di memoria di massa a nastro su cui archiviavo i backup. Serviva un apposito programma e il processo era abbastanza lungo.

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Streaming-tape (dal web)

Feci anche acquistare uno stabilizzatore di corrente perché accadde frequentemente che, chi lucidava i corridoi di marmo a cera, facesse saltare la corrente per il forte assorbimento di energia delle lucidatrici industriali. Se stavamo lavorando al computer capitava di perdere dati o di ritrovarci i file danneggiati.

Passò qualche anno senza cambiamenti, si aggiornavano i dati, si scrivevano altre routine, si facevano backup, finché l’azienda per cui lavoravo decise che, invece di tante procedure e dati replicati in sede locale, si realizzasse un unico Sistema Informativo Aziendale. Si realizzò lo studio di fattibilità dividendo le nostre attività aziendali in macro-funzioni e, poiché lo studio fu approvato, si avviarono, sulla base di queste macro-funzioni, i singoli progetti che avrebbero portato alla realizzazione delle basi di dati e dei programmi di elaborazione. Ogni progetto doveva prevedere l’interfaccia con gli altri progetti. Il settore di cui provvedevo già ad aggregare i dati corrispondeva a uno di questi progetti. Per ognuno di essi era previsto un capo progetto, il quale proveniva dalla ditta di software che aveva vinto l’appalto, e una figura particolare che si chiamava Responsabile di fase e che era una specie di mediatore culturale, diremmo oggi, una figura che parlasse la lingua degli utenti finali e degli informatici. Per le prime due fasi di progetto (studio di fattibilità e analisi funzionale) sarebbe stato il rappresentante degli utenti ma nelle fasi tecniche (specifiche tecniche e sviluppo) sarebbe stato un programmatore del nostro Centro Elettronico Unificato a cui spettava l’esecizio. Il rappresentante degli utenti diventava Coordinatore per poi rientrare come Responsabile di Fase nel Collaudo finale.

Indovinate a chi pensò il Capo Ufficio per questo ruolo? Ca va san dire, a moi naturellement.

Mi spostai nella nuova sede dove furono allocati tutti i progetti, un nuovo stabile ancora in allestimento dove ho patito un caldo bestiale perchè, per i due anni che vi ho passato, l’aria condizionata non  funzionò mai e il fabbricato nuovissimo non aveva una valida coibentazione.

Fui mandata a fare diversi corsi di formazione perché avremmo utilizzato precisi strumenti di analisi delle funzioni, dei dati e dell’organizzazione, supportati da un software chiamato C.A.S.E. cioè Computer Aided Software Engineering, l’ingegneria del software assistita dal computer.

Frequentai un corso di Analisi delle funzioni e Data Flow Diagram, Analisi Dati e formalismi di Chen, Analisi delle organizzazioni.

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Esempio  di DFD, Data Flow Diagram/Diagramma del Flusso Dati (I cerchi sono i processi, le frecce il flusso dei dati, i rettangoli rappresentano l’archivio dati) – dal web
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Esempio di analisi dati mediante il modello ER, /Entity Relationship cioè Entità e Relazioni (I rettangoli rappresentano l’Entità, I rombi la relazione esistente tra i dati,  le linee con i numeretti rappresentano il tipo di relazione intercorrente tra i dati, gli Ovali sono  gli attributi dell’Entità) – dal web

 

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Modello per l’analisi organizzativa: chi fa che cosa – dal web

Il C.A.S.E. gestiva tutti questi quadri di analisi e li rendeva coerenti tra loro, quindi era necessaria una codifica, per cui avevamo i manuali operativi e una metodologia. Anzi “la” Metodologia, che veneravamo come un totem.

In seguito frequentai un corso di analisi  dati e progettazione di basi di dati con attenzione ai modelli ER e ai linguaggi SQL (Structured Query Language) per interrogare le basi di dati  gestiti con il database relazionale DB2 su mainframe. Questo corso era presso il C.I.C.S., Centro Interdisciplinare di Calcolo Scientifico della facoltà di ingegneria alla Sapienza di Roma. I professori furono l’ing. Carlo Batini e l’ing. Paolo Atzeni, i massimi esperti nel campo. Questo corso, in particolare, fu per me un’esperienza gratificante e molto utile fu la competenza che avevo grazie all’uso del Dbase3.

(Continua)

 

 

 

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