Editoria, social e dintorni

Dalla rete

Da un po’ vado riflettendo su quale social restare, perché a volte mi sembra di perdere davvero tempo.

La riflessione si è fatta attuale dopo aver ascoltato un video su Instagram fatto dalla giornalista ed editor Chiara Beretta Mazzotta, che ha il profilo su molti social col nome di Bookblisters. Questa editor mi piace molto perché fa analisi molto equilibrate e oggettive.

Parlando di editori dice qualcosa che in molti sappiamo, cioè che sono sommersi da manoscritti di aspiranti scrittori, motivo per cui difficilmente si viene presi in considerazione. Una delle strade che uno scrittore può percorrere, oltre all’autopubblicazione, è quella di rivolgersi a un agente letterario. Secondo la giornalista, però, c’è una strada che gli editori percorrono: ultimamente gli autori vengono scelti tra coloro che sono efficaci attraverso i social. Stare sui social, sempre secondo Chiara Beretta Mazzotta, non vuol dire avere un profilo e via, bisogna avere i contenuti che possano attirare un certo numero di persone interessate, che diventano la community dell’aspirante scrittore; questo, secondo lei, crea i potenziali lettori.

Da parte mia, ho scritto il mio primo libro, come sapete, quasi per caso come conseguenza dell’aver aperto questo blog. Senza pretese, nato in un periodo in cui avevo tagliato alcuni ponti e mi ritrovavo con del tempo a disposizione.

Veniamo dunque ai social su cui ho un profilo.

Twitter non lo seguo più, dopo che al terzo post mi ha detto che, se volevo raggiungere più persone, dovevo pagare. I primi post ebbero molte centinaia di visualizzazioni, dopo di che non si va oltre il centinaio, se va bene. Però credo che alcune copie le abbia vendute proprio dopo un post che pubblicizzava il mio libro.

Su Facebook sono praticamente in contatto con gli amici di WordPress e qualche amico fedele. Non mi sembra un social adatto. Vedo profili e community di scrittori e vanno per la maggiore quelli che scrivono post con frasi d’amore, riflessioni simil-esistenziali ecc. Non fa per me. Probabilmente lascerò il profilo silente.

Instagram presenta caratteristiche interessanti. Se usi i giusti ashtag puoi raggiungere veramente chi è interessato al tuo lavoro. È un social adatto a me che faccio molte fotografie e devo dire che ho ricevuto diverse proposte per inserire sponsor sulle mie foto. Anche tramite Instagram ho venduto qualche copia.

Flickr mi serve per conservare le foto.

Pinterest già chiuso.

Google+ ha chiuso lui.

Infine voglio raccontare una storia di un blogger scrittore che ho conosciuto qui su WordPress. Non faccio il nome, ovviamente, ma mi sembra un esempio emblematico.

Entrai a far parte della sua community su Facebook dove intratteneva le sue ammiratrici con post e filmati giornalieri, offrendo anche giochi di società. Attraverso questo canale vendeva anche i suoi libri direttamente, spedendoli da sé. Contemporaneamente scrisse il suo ultimo libro e lo mise in vendita direttamente tramite il social.

Un giorno mandò uno strano filmato in cui dichiarava che non si sentiva bene e staccava un po’. Beh, “staccare un po’” è un eufemismo: nel giro di una giornata si cancellò da tutti i social. Non esiste più per la rete. Punto.

Questa storia personale mi ha colpito. Cosa lo abbia spinto a una scelta così drastica non lo so, i motivi possono essere tanti. Però penso che non ci dobbiamo prendere troppo sul serio, ma solo fare le cose seriamente. Se quello che facciamo merita, qualcuno ce lo riconoscerà.

In fin dei conti, dobbiamo solo passare il tempo in qualche modo. Un divertissement, come dice Pascal.

54 commenti

  1. Questa è una battaglia che ogni giorno mi vede protagonista (un po’ tutti noi lo siamo).. se ti può piacere questo argomento anche analizzato da un punto di vista di fruizione culturale, sto leggendo un libro di Francesco Bonami: “Post” .. te lo consiglio!

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  2. Credo che il “pubblico” dei social (parlo di aspiranti scrittori) sia abbastanza effimero, perché è facile mettere un “like”, molto meno approfondire la conoscenza, spendere soldi in un libro, e poi leggerlo. E non è detto che piaccia davvero, perché raramente ad una persona che conosci (anche via social) comunichi la tua insoddisfazione come lettore.

    Credo maggiormente ai contatti umani “veri”, ed un agente, ad un editor, ma sono ambienti che non conosco.

    Solo la mia opinione, sei libera di contraddirmi.
    🙂

    Ciao Elena.

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  3. Il concetto di merito per me è astruso, il merito è sempre un giudizio ed è molto personale e personale quando ci sono dinamiche di massa (la chiamo società e questa impone i suoi diktat tra cui i social nell’oggi comunque) diventa una forma di “seguire” non sempre certo, c’è chi fa un uso responsabile dei social, li prende con serenità, ma i social stessi nascono da aziende che devono accumulare denaro (è il loro fine) per cui coinvolgere è essenziale per l’azienda stessa. Inoltre il merito si esprime quasi sempre su target prestabiliti, quindi non porta in evidenza le voci dissidenti, invece in queste c’è tanta ricchezza, personalmente mi hanno fornito più volte nella vita nutrimento queste voci, e come a me hanno aiutato tante altre persone disposte ad ascoltarle.

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  4. Non credo che il capitalismo domini in modo così totalitario tutti gli ambiti, ci sono esperienze di emersione di “voci e pratiche” per così dire che non inseguono il guadagno ma solo lo stretto necessario a permettere lo sviluppo di idee e pratiche, e in questo caso non mi sto riferendo solo all’ambito dell’editoria, parlo su un piano più generale.

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  5. Twitter l’ho chiuso mesi fa, non sponsorizzavo il mio libro, ma è un ambiente chiuso, si conoscono a gruppo e non calcolano i nuovi entrati.
    Facebook lo utilizzo di più, hai visto immagino.
    Di Instagram conosco poco, ma mi piace molto come “mezzo” per sapere e farsi conoscere

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  6. Credo che prerequisito importante è avere una storia interessante. In mancanza devi avere gli agganci giusti, quelli che ti aprono tutte le porte. Basta vedere le new entry e il loro profilo. Mai un ignoto autore.
    la mia opinione sugli editori. Va bene l’agenzia letteraria ma serve quella giusta che ovviamente non perde tempo con lo sconosciuto di turno. Provare per credere.
    La Mazzotta afferma che il social con molti follower può aprire qualche porta.. Può essere vero ma devi avere molto tempo per coltivare la tua community. però si torna al via: la storia. Senza quella non si fa nulla.
    Io ho solo un account su Twitter che però da molti anni è fermo. Non mi sembra il posto adatto per promuoversi.
    Il resto non conta: non ho account né intendo aprirne. Smemorato. In realtà ho due account anobii e godreads, che sarebbero buoni per promuovere le proprie opere, essendo una community di lettori. Però da molto hanno cambiato pelle e non li frequento più.
    Conclusione: non sono uno scrittore e scrivo per divertimento.

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  7. Interessante questa riflessione sui social, non ci avevo mai pensato. In parte mi lascia perplessa, in parte mi illumina. Purtroppo oggi se non paghi sui social non vai da nessuna parte. Inquietante lo scrittore che ha chiuso tutti i profili ed è sparito! Da cui il bello del blog rispetto ai social: il blog è tuo e sempre lo resterà, le piattaforme social ospitano i tuoi contenuti, ma metti che chiudono? Tipo Google+. Hai perso tutto quanto condiviso negli anni…

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  8. Io mi trovo bene su WP perché posso leggere cose decenti, su twitter ho l’account ma da quando non scivo più cretrinate cento ovlte al giorno è come se non esistessi, ci va solo il link automatico del mio blog che, ovviamente, nessuno legge.
    Su FB ci sto perché c’è gente che conosco dal vivo e vedo che cosa succede nel mio paese.
    Ho anche l’account su Instagram che, a quanto vedo, è molto popolare e rende anche bene, ma io postando soprattutto scrittura ho poco da dire lì.
    In ogni caso serve impegno per fare le cose bene senza cercare di esibire spazzatura- 😉

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  9. Io sono stufa marcia di questo mondo di like, nel quale sto cercando un equilibrio. Mi interessa l’aspetto, diciamo, pedagogico per i messaggi antispreco (quindi devo restare), ma sto abbandonando gruppi e community, non ne posso più. Tanta ambizione, magari anche giusta, ma che non condivido principalmente per motivi anagrafici. Per quanto riguarda il libro, non vedo grandi aiuti dai social, funziona più lo sconto 😉

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    • Lo dici in modo più schietto di me, ma più o meno la penso così. Anche per me l’età contribuisce a una visione diciamo più distaccata. Lo sconto fa sempre piacere, ma bisogna far sapere che lo si sta praticando. Io sono quasi certa che le mie vendite siano dipese anche dai social, ma, dico la verità non ho la più pallida idea di chi siano i compratori, a parte qualche amico di WordPress, mia nipote e mia sorella, gli altri sono sconosciuti e questo mi desta meraviglia.

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  10. I social occupano un posto particolare nel grande palcoscenico delle comunicazioni sociali ma di sicuro non sono dei luoghi “sicuri” dove poter condividere tutto ed ammesso che ci si possa riuscire i risultati non sono mai quelli che si possono invece ottenere sulle piattaforme blog.

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