Cosa c’entra un convento con il mio giallo MORTE DOLCEAMARA? (2)

Dal Capitolo 18

Debora non poteva stare con le mani in mano, perciò il giorno dopo pensò di tornare al convento, con la scusa di acquistare erbe per fare infusi. Qualcosa la spingeva a tornare, forse un presentimento, forse era la sua solita curiosità. Cosa le costava? In passato aveva seguito il suo fiuto, per una naturale propensione a voler trovare risposta ai suoi interrogativi.
«Flora, ti va di venire con me?», domandò all’amica mentre facevano il loro solito itinerario mattutino. «Si va al convento».
«Volentieri!».
Tornarono alle loro case, si cambiarono d’abito e subito in auto per raggiungere il borgo dov’era ubicato il convento.
Le accolse la portinaia che ormai le riconosceva e le lasciò entrare senza alcuna formalità.
Avevano intenzione di recarsi al laboratorio rivendita, ma lo trovarono chiuso.
«Andiamo in giardino e aspettiamo», suggerì Debora.
«Sì, è una bella giornata e il sole è gradevole», convenne l’amica.
«Anzi, sai che ti dico? Rechiamoci fino al giardino dei semplici. Mi piace stare tra i profumi delle erbe officinali».
Il giardino era veramente ricco di piante dai poteri fitoterapici e se ne poteva apprezzare la fioritura coloratissima. Staccarono qualche rametto di lavanda e ne respirarono a fondo il profumo.
«Ah, che meraviglia! Starei qui tutto il giorno… Devo piantare qualcuna di queste lavande anche nel mio giardino. L’ultima che avevo è morta col gelo dell’inverno scorso».
«Anche la mia ha subito la stessa sorte».
«Guarda, Flo. In questo giardino ci sono piante che possono essere usate come potenti farmaci, ma a dosaggi elevati diventano dei veri e propri veleni. Guarda là quella bella digitale purpurea, per esempio, presente anche in molti giardini per abbellimento… Sai che ha importanti proprietà curative per il cuore?».
«L’ho avuta in giardino, tempo fa, ma teme il marciume», aggiunse Flora.
«Me la ricordo. È una pianta ora in disuso per gli usi fitoterapici, ma, se usata in quantità esagerate, provoca l’arresto cardiaco. Anche quegli splendidi oleandri, conosciuti nella medicina cinese, sono molto pericolosi se usati male. La stessa parola farmaco viene dal greco farmacon, che significa sia farmaco sia veleno. Tutto sta nelle dosi, molte volte».
«Come sai tutte queste informazioni sulle piante?».
«Devo conoscere in quanti modi si può avvelenare qualcuno! In alcuni casi anche facendola franca».
«Già…».

[…]

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