Ancora ci penso

Ci sono cose a cui penso anche dopo anni, perché le ho vissute come un’ingiustizia. Nel post precedente vi ho parlato di quando mi censurarono una personale interpretazione di un canto di nozze scritto da Catullo, dedicato ai professori di italiano e latino/greco che stavano per sposarsi. La lei della coppia, mia prof di latino e greco, molto preparata e da cui ho appreso molto, aveva un grande apprezzamento per me e mi dava sempre voti alti. Devo dire che fin dalle medie le mie versioni di latino e poi anche di greco erano sempre perfette, perciò non prendevo meno di 9. Questo finché non divenne prof di latino il lui della coppia. Già mi insegnava italiano e il nostro rapporto era conflittuale. Io non ero una lecchina e mi facevo i fatti miei. Studiavo e rispondevo alle interrogazioni, senza mettermi in mostra, né piaggerie che non mi appartengono. Fin dall’inizio mi metteva giudizi lusinghieri sui temi e poi mi ritrovavo 5. Una volta disse: Solo Andreotti ha centrato l’argomento. Poi, preso in mano il tema, avevo 5 meno. Alle interrogazioni ero l’unica che sapeva riportare i contenuti delle sue lezioni, che esulavano il libro di testo, per rimediare, alla fine, un misero 7. Con le altre era molto più generoso. Diceva che io scrivevo come un giornalista, in modo dispregiativo. Su tutto questo passavo perché in italiano tutto è opinabile.

Finché l’anno dopo non divenne anche prof di latino. Nella prima versione mi corresse una parola che ancora ricordo: primordium. Nel contesto significava ascesa al trono, ma lui corresse con prima ascesa al trono. E mi mise 6 e mezzo. Per me fu una grave onta, dopo anni di 9. Gli feci notare che la traduzione esatta era la mia (la poteva trovare sul dizionario), ma, per tutta risposta, mi disse: Andreo’, se mi porti il compito te ne trovo altrettanti, di errori.

Ovviamente, mi zittii, sapevo chi aveva il coltello dalla parte del manico, ma vissi la cosa come un’enorme ingiustizia. Devo dire, però, che dalla versione successiva tornai al mio 9 abituale. Forse avevo colpito nel segno, ma in italiano continuai a non prendere più di 7.

72 commenti

  1. Mi ricordi il mio terzo anno di superiori, abituata a voti alti nei temi, cambiò il professore, e mi ritrovai a dover lottare per un misero 7. Poi in un compito a sorpresa scrissi un testo su Pasolini, strappai un 8 e me lo fece leggere davanti a tutti… da allora presi solo dei 9, e con una media alta pensavo di ottenerlo in pagella ma così non fu… a distanza di un paio di anni mi dico: sono soltanto dei numeri, conta la nostra soddisfazione 😊

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    • Di sicuro c’era questa componente. La mia classe era tutta femminile ed io, per carattere, mi distinguevo. Quello che non mi piaceva allora e non mi piace oggi è che i prof d’italiano non insegnano. A parte questa triste parentesi posso dire che con i temi c’ho campato. Presi una borsa di studio per cinque anni con un tema e con un tema superai le selezioni dello scritto per il lavoro che mi ha dato da vivere finora.

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  2. Sono cose che ti restano dentro, anch’io vissi come ingiustizia un paio di situazioni, dove l’ingiustizia era palese.
    Ed io non sapevo tra l’altro farmi valere, ma sarebbe servito ben poco perché, come appunto sottolinei tu, il coltello dalla parte del manico l’avevano loro.

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    • Pesa di più quando si è persone studiose e consapevoli del proprio risultato. Ho lottato per mantenere un’idea positiva di me stessa nella preparazione in italiano. Per fortuna, al di fuori di quel prof, il mio lavoro è stato sempre apprezzato. Con un tema vinsi la borsa di studio per cinque anni e con un altro tema superai le selezioni dello scritto per il posto di lavoro che mi ha dato da vivere finora. Quindi avevo ragione io, visto che anche sul lavoro ero quella che scriveva le migliori relazioni.

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      • Io ebbi da ridire con una saccente professoressa di matematica.
        Probabilmente non le andavo a genio, ma sono dell’idea che lei fosse in torto marcio, e che fosse pure incompetente.

        E fu anche falsa e bugiarda.

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      • Che dolenti note! Peggio avere prof incompetenti. Ho avuto una prof di matematica e fisica molto brava nella didattica e non avevi bisogno dei libri, bastava quello che insegnava in classe. L’ultimo anno venne una assolutamente incomprensibile e fu una pena aprire quei libri, quando c’era da concentrare lo studio sulle materie d’esame.

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  3. Condivido con chi ha scritto che con gli insegnanti si va a fortuna. Io sono stato molto fortunato come insegnanti, poco come compagni di classe (la maggioranza andava a riscaldare il banco). Se dovessi riportare una cosa che mi e’ restata un po’ indigesta, direi la mia prof. di lettere che per tutti e 5 gli anni, mi diceva sempre (a volte anche in maniera denigratoria) che non ero capace ad avere spirito di iniziativa ed essere un leader. Il che era vero, cosi come era vero che non mi sono poi mai piu’ di tanto adoperato a migliorarmi in questo aspetto, almeno in quegli anni. Pero’ ricordo altresi’ che quel suo ricordarmelo ad ogni pie’ sospinto, invece che spronarmi mi bloccava. resta il fatto che le colpe sul non esseremi migliorato, sono imputabili per quasi il 98% a me. Dato i rimandi alla scuola superiore, mi e’ tornato in mente questo aspetto.

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  4. professori del genere ne ho incontrati ma tutto sommato io ho sempre farro di testa mia.
    Ricordo che in matematica ero quello che trovava le soluzioni più semplici e immediate, perché vedevo la strada migliore cosa che non vedevano gli altri profe compresa. Così una volta ho interrotto l’interrogazione perché eravamo in disaccordo sulla soluzione di un’equazione e sono uscito dall’aula senza rientrare finché non è finita l’ora. Però il risultato era giusto e la strada perfetta.

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  5. Ricordo l’esame di italiano scritto e orale, entrambi presi 9, storia e geografia 9, matematica 6 poi grazie alla complicità di un compagno di scuola afferratissimo in matematica riuscii a superare l’esame uscendo con un 7,5. Il prof. di matematica aveva fatto di tutto durante l’anno scolastico per cercare di mettermi i bastoni tra le ruote ma una scopiazzata val bene un sorrisetto ironico al prof quando hai in mano il diploma..

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  6. Avevo un prof di matematica al quale stavo talmente sulle palle che non si rassegnava a dovermi dare voti alti, e trovava sempre il dettaglio per infilarci un “meno meno”. Ma lo ricordo solo perchè ho ancora amici carissimi dai tempi delle superiori, che se ne ricordano e ogni tanto ci scherziamo sopra. In sintesi, non me ne poteva fregare di meno.

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  7. Come mi ritrovo con questo post, ahimè! I professori hanno sempre il coltello dalla parte del manico…
    Io alle superiori avevo il prof. di latino che ce l’aveva con me, ancora non so perché, e mi umiliava davanti a tutta la classe ad ogni consegna di compiti prendendomi in giro perché prendevo 3/4 nonostante tutti i miei sforzi nello studio, fino a che la mia insegnante di ripetizioni non chiamò i miei genitori facendo loro notare che c’era un problema: sapevo tradurre e non comprendeva i voti che mi venivano assegnati. Al che loro stessi andarono dalla Preside a segnalare la cosa, ma purtroppo lui era Vicepreside e quell’anno fui bocciata perché improvvisamente non ero più buona in nulla! Fino allora aveva sotto solo latino…
    I professori dovrebbero rappresentare figure amiche e di stimolo per gli studenti, peccato non sia sempre così :/

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