Un thriller domestico

Una delle foto realizzate da me tra quelle selezionate per creare la copertina del libro Vorrei essere Jessica Fletcher.

L’anno scorso mandai una copia del mio libro Vorrei essere Jessica Fletcher a un mio amico, critico letterario, direttore responsabile di un periodico con cui avevo collaborato in passato.

Mi inviò un email di risposta con il seguente commento:

Cara Elena, il tuo è un lavoro godibile e ironico, gradevolmente e sornionamente citazionale e assai vicino ad un genere che oggi va a livello internazionale, il thriller domestico, come dicono nei paesi anglosassoni, ancor più interessante perché emerge un certo mondo della provincia, diverso da quello di molti gialli metropolitani, con il gusto della vita comune, delle conoscenze comuni, del destino comune. Storie di tutti i giorni sottratte alla indifferenza dei rapporti nelle grandi città. Personaggi ben delineati in questo contesto, caratterizzati in modo non banale.

Scrivendo il mio primo giallo avevo proprio in mente questo, cioè far muovere i miei personaggi nella quotidianità, perché il male non è straordinario, anzi, spesso assume parvenze domestiche. Come anche il bene non appartiene agli eroi, ma ha la normalità di un giorno feriale tra tanti.

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