Bulli cresciuti

Durante tutto il mio periodo scolastico non ho incontrato mai bulli e neanche fuori, tra i compagni di giochi. Forse ero io un po’ birbantella e davo soprannomi alle compagne o disegnavo caricature, ma la cosa rimaneva tra me e la mia vicina di banco e non prendevo di mira nessuno. Tra l’altro, avevo un grande senso di giustizia ed ero portata ad aiutare i più deboli, in particolare aiutavo le compagne che avevano difficoltà con lo studio. Non facevo copiare i compiti, cosa disonesta e inutile perché non risolve, ma mi rendevo disponibile ad aiutare con ripetizioni gratuite.

Non conoscevo il termine bullismo, forse non era ancora stato coniato. Perciò, mi meravigliò molto che ci fossero adulti che ancora vivevano queste dinamiche, secondo me, adolescenziali. In particolare ricordo una collega che aveva preso di mira un’altra collega che veniva da Bari. Questa la mattina salutava con un “Buonciorno” (proprio con la c, non ho sbagliato) e l’altra, la bulla, rimarcava quella pronuncia, ripetendo a pappagallo. Vedevo che la collega pugliese ci rimaneva molto male e andava via a testa bassa.

All’ennesimo sfottò intervenni io dicendole: “Credi di parlare bene tu, che dici ‘a borza’ (la borsa)?”.

Lei mi guardò incredula. Avevo colto nel segno, visto che aveva una marcata parlata romanesca. Forse credeva che il suo dialetto fosse più affascinante di quello barese. Fatto sta che si zittì e, da quel momento, smise di prendere in giro la collega barese. Con me non ci aveva mai provato, pur avendo una pronuncia abruzzese, ma io non avevo un atteggiamento debole nelle relazioni interpersonali.

Quello di cui mi resi conto è che queste persone prendono di mira coloro che non sanno reagire, ma quando qualcuno ribalta i ruoli, cogliendo un loro difetto, smettono di prendere in giro. Certo, non sarei stata capace di fronteggiare un’aggressione fisica, ma so che ne ferisce più la parola che la spada.

35 commenti

  1. di bulli ne ho conosciuti tanti
    persone meschine che hanno bisogno di essere circondati dai loro seguaci per sentirsi forti
    la risposta migliore è l’indifferenza unita al disprezzo

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  2. Io sono stato oggetto di prese in giro (tra ragazzi… chi non ne ha subite?) ma mai di atti di bullismo.
    Forse anche perché ero di indole amichevole, piccolino ed andavo d’accordo con tutti, specialmente con i più “grandi”.

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  3. La nia città di nascita contava poco meno di 40 mila abitanti, perciò era un gran paesone dove ci si conosceva tutti. Io vengo da una famiglia povera però, essendo molto bella, avevo corteggiatori di qualunque ceto sociale e le ragazze ricche mi bullizzavano per il mio abbigliamento da grande magazzino.

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    • Nel bullizzare si cerca il lato debole della persona bersagliata e sta proprio qui che bisogna difendersi, anche con la noncuranza. A un collega che una volta, direi come un cavolo a merenda, mi chiamò quattrocchi (neanche a scuola mi fu mai detto) risposi che forse era meglio che guardasse alla sua famiglia e che poteva uscire dalla mia stanza. Rimase sconcertato.

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  4. fortunatamente io non sono mai stata persa di mira, nemmeno per semplici scherzi o burlate… ho sempre avuto un temperamento tranquillo e un atteggiamento sereno, però, come molti mi hanno fatto notare: pretendo rispetto! Non a voce o con rimproveri, ma semplicemente nel modo in cui mi pongo… io ne ho preso coscienza solo da pochi anni… e solo perché c’è chi me lo ha fatto notare. Meglio per me!

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  5. Anch’io l’ho subito da piccola… E non sono il tipo che reagisce! Piuttosto ignoro… E col tempo ho notato che se davvero non mi importa delle prese in giro o critiche altrui allora diminuiscono! Ma le persone odiose ci sono comunque, e cerco almeno di evitarle per quanto possibile…

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  6. Io sono più vecchia di te, e ai miei tempi c’era, eccome se c’era, e se leggi i libri di inizio secolo c’era, e se leggi quelli dell’Ottocento c’era, quando mai non c’è stato bullismo. E io ne ho patito tanto, compreso il danneggiamento intenzionale, premeditato delle mie cose (e quando tornavo a casa con qualcosa di rotto erano botte a non finire), e hai voglia di sistemarli con le parole o con l’atteggiamento: chi ne è convinto, il vero bullismo non lo ha mai visto neanche da lontano.

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      • Ma io non parlo della parola, parlo del fenomeno! Mica il prendere sistematicamente di mira uno da parte del gruppo ha aspettato che inventassero la parola bullismo per cominciare a esistere. Il fenomeno fa parte delle dinamiche di gruppo, di tutti i gruppi, ed è sempre esistito. A volte la vittima riesce a convincere i genitori a farle cambiare scuola, o palestra, o quello che è, a volte riesce a sopportare, a volte, non troppo raramente, arriva al suicidio. Il tizio di cui parli nel post, che scimmiottava la parlata della collega, col bullismo non ha niente a che fare, è semplicemente un cretino come tanti che non può resistere alla battutina ed è convinto di essere spiritoso. E’ indubbiamente disturbante, ma non ha niente a che vedere col bullismo, il bullismo è sempre di gruppo, con un capo e i suoi adepti, e ha lo scopo preciso di ferire, di mortificare, di danneggiare le proprietà della vittima, di colpirlo fisicamente, di escluderlo platealmente da qualunque gioco o attività. In 36 anni non ho mai visto una classe priva di questi fenomeni, solo che la maggior parte delle persone non se ne accorge, e così capita di sentir dire che una volta non succedeva. Capisco che è una forma di difesa, perché se te ne accorgi, o devi intervenire, e come minimo ti becchi un cazzotto in faccia (come già detto, il maleducato si lascia sistemare da una replica ben fatta, non il bullo, e tanto meno il bullo si lascia smontare dall’indifferenza, anzi, più lo ignori e più alza il tiro per costringerti ad accusare il colpo), o fai finta di niente, e la tua coscienza ti dice che sei complice. E quindi quando una vittima di bullismo arriva al suicidio perché non riesce a trovare altro modo per uscire dall’inferno, regolarmente senti tutti, dagli insegnanti ai compagni che continuano a ripetere “Non capisco cosa gli sia successo, era tanto benvoluto da tutti noi, tutti gli volevamo bene, stavamo tanto bene insieme…” Un mio scolaro hanno perfino tentato di buttarlo sotto l’autobus; è riuscito a tirarsi indietro ma non ha fatto in tempo a tirare via anche il secondo piede, e la ruota dell’autobus ci è passata sopra. Ecco, questo è bullismo E nessuno dei miei colleghi ha mai notato niente, nessuno.

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      • Credo che la mia collega fosse bulla perché si faceva forte della sua popolarità, quindi in qualche modo appoggiata dal gruppo, mentre la collega presa in giro era esterna, proveniva dal Sud, una situazione che la rendeva dal suo punto di vista, evidentemente, inferiore. Per la mia esperienza confermo che non ho visto fenomeni del genere, ma ti posso raccontare che una compagna tentò di tagliarsi le vene a causa di un professore che la umiliava oltre misura se, a suo dire, la trovava impreparata. Non usava quel trattamento con le altre. Io fui l’unica a contestare il professore, che minimizzava il fatto e continuava a deridere la ragazza in sua assenza. (Ne intuii il motivo di tanto sccanimento: il prof e il padre della ragazza erano ambedue in politica ma su fronti opposti). Come pure all’inizio dell’anno mi offrii di prendere il posto in un banco singolo di una timida compagna messa lì per accontentare la figlia di un benestante del paese. Non si tratta di bullismo ma di ingiustizie praticate dagli adulti. Se mi accorgevo di ciò, figurati se non sarei stata capace di notare atti di bullismo. Una ragazza di qui dove vivo adesso ha fatto atti di bullismo in gruppo, in particolare verso una ragazza. Le è andata male perché alla fine la ragazza l’ha detto alla madre, la bulla con le amiche è stata sospesa e ha perso l’anno scolastico. Alla fine si è trasferita con la madre. Dall’età di circa nove anni l’avevo inquadrata per dei lampi di cattiveria che aveva negli occhi e non riusciva a controllare. Quando lo dissi fui presa per fissata. Sembra che quell’aggressività repressa ci fosse realmente. Insomma, non sono candy ma davvero sono stata fortunata in tal senso.

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