Il mistero di Villa dei glicini – Un cold case per Debora Nardi. ANTEPRIMA

Ho finito di scrivere il mio quarto romanzo giallo con protagonista Debora Nardi e a breve sarà pubblicato. Intanto vi offro una piccola anteprima e le due copertine in lizza. Non ho ancora scelto quale sarà.

Prologo

La villa era abbandonata da tempo. Il vasto terreno su cui sorgeva era ormai incolto e spesso vi sconfinavano gli animali selvatici. Gli alberi crescevano liberamente e i loro rami si intrecciavano in modo disordinato, mentre l’erbaccia era ovunque; le piante di rosa resistevano con caparbietà, formando barriere inestricabili insieme ai rovi di more, e il glicine si era arrampicato sui muri fino a coprirli. Tutt’intorno silenzio e desolazione.

Un tempo era diverso. In quell’antica dimora abitava uno scrittore famoso e con lui la giovane moglie. Spesso la coppia dava feste molto ben frequentate e nel paese si faceva a gara per essere invitati. Si diceva che la coppia fosse molto felice sebbene lo scrittore avesse fama di dongiovanni, ma i ben informati dicevano che questo accadeva prima del matrimonio. Unico cruccio della coppia era non riuscire ad avere figli.

Finché un giorno non accadde qualcosa che sconvolse l’esistenza dello scrittore: sua moglie scomparve senza lasciare traccia. Per giorni fu cercata, ma non fu mai ritrovata. L’uomo fu accusato della sua scomparsa e si disse che l’avesse uccisa, ma il cadavere non fu mai rinvenuto. Le accuse di omicidio nei confronti dello scrittore non furono provate, ma l’ostilità del paese lo convinse ad andare via, dopo un breve periodo in cui tentò di continuare la sua vita nell’unico luogo in cui era stato felice.

La villa fu messa in vendita con scarso risultato, dopodiché rimase in quello stato d’abbandono.

La gente non amava passare, né tantomeno sostare, davanti a quell’abitazione, che ormai aveva, agli occhi del passante, un aspetto sinistro. C’era chi diceva che era maledetta, come se l’essenza del male si fosse impadronita della casa: un distillato di malvagità che aveva intriso ogni pietra, ogni interstizio, ogni ambiente.

Capitolo 1

Sul cancello di casa, Debora aspettava l’amica Flora, che non tardò molto ad arrivare e che per nulla al mondo avrebbe perso quei momenti di svago con Debbi. Con lei aveva condiviso tante avventure adrenaliniche, come mai avrebbe immaginato, sebbene vivessero in quella soporifera cittadina che era Monte Alto, meravigliosamente immersa nella rigogliosa campagna romana, ma pur sempre soporifera.

«Vogliamo allungare la camminata verso il bosco, Flo? La giornata è piacevole e possiamo sostare un po’ nella radura a fare stretching…». Debora si rivolse alla sua compagna d’avventure e di camminate, sperando che acconsentisse ad allungare il giro quotidiano.

«Sono d’accordo. Mi farà bene, visti i chiletti messi su di recente».

Debora la guardò: aveva comunque una bella figura, anche se appesantita. Avevano circa la stessa età, ma Debbi aveva più cura di sé stessa e si manteneva in forma.

«Cara mia, sono i problemi della mezza età», la confortò Debora.

«Non mi consoli proprio, ricordandomelo. Dai, già che ci troviamo di strada, perché non arriviamo fino a Villa dei glicini?».

«Come mai ti è venuta in mente di arrivare fin lì?».

«Ho sentito dire che lo scrittore è tornato e sta rimettendo a posto la villa».

«Davvero! Giorgio Roher è tornato! Non avrei mai immaginato che un giorno lo avremmo rivisto da queste parti. Quanto tempo è passato…».

«Credo che siano quasi vent’anni».

«Mi hai messo addosso una gran curiosità. La gente passa malvolentieri davanti alla villa, la considerano un luogo maledetto. Del resto, non è collocata in un posto di facile accesso e non ci si capita per caso. Dai, affrettiamoci… Voglio vederla».

Le due amiche camminarono per una decina di minuti in salita finché la strada non si aprì in uno slargo. Sulla sommità della collina si ergeva, maestosa, Villa dei glicini.

«Che tenuta enorme! Guarda fin dove arriva la recinzione, tutta ricoperta di glicine! Capisco bene il nome della villa: è invasa da quel rampicante», esclamò Debora.

«Abbandonata per vent’anni, non poteva non essere ridotta così. Nessuno l’ha mai voluta acquistare, con l’aura di tragedia da cui è avvolta. So che l’amministratore della proprietà aveva solo l’ordine di continuare a pagare le bollette e le tasse e non ha mai potuto provvedere alla manutenzione. A volte anche i cinghiali hanno sconfinato nel giardino, facendo qualche danno», la informò Flora.

«Come sai tutte queste cose, Flo?».

«Conosco una signora che ha fatto da segretaria allo scrittore».

Mentre parlavano si erano avvicinate al cancello, che era appena stato liberato dai rami del glicine. Si misero a sbirciare da quell’unico punto che permetteva la vista dell’interno.

«Parli di Gianna Friselli?».

«Sì, parlo proprio di lei. Adesso è la segretaria del dottor De Silvis».

«Anche lei scomparve per un po’ di tempo, tornando, poi, con una bambina piccola, di cui non si è mai saputo chi fosse il padre».

«Esattamente. Oh, guarda! Ci sono alcune persone nel giardino».

Infatti, alcuni operai si aggiravano con carriole e altri strumenti da lavoro, molto indaffarati a eliminare rovi ed erbacce.

Un uomo di mezz’età, vestito sportivamente, le vide che sbirciavano e si avvicinò al cancello.

«Desiderate qualcosa, signore?».

[…]

27 commenti

  1. La seconda copertina la preferisco. Il glicine sullo sfondo e il ramo verde in primo piano a confondere l’osservatore fa molto mystery. Su cosa devo concentrare l’attenzione? Sì, mi piace di più la seconda. Comunque aspetto impaziente l’uscita in formato kindle 😁

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