La terza Arca (8)

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Capitolo 7

Incertezze

“Documentare un evento del genere… la nascita del Messia! Sarebbe importante per il mio lavoro, ma, soprattutto, come credente!” stava pensando in quel momento il professor De Foa; tuttavia, non sembrava proprio come le scritture riportavano.

“Non pensi con la logica delle sue conoscenze! Anche da studioso può capire che i racconti biblici a cui si riferisce sono scritti nella lingua e con la cultura del tempo. Non tutto è stato detto e non tutto è stato scritto. Non tutto si è avverato!”, sussurrò nella sua mente uno dei due angeli.

“Vorrei essere presente alla nascita del bambino!”, pregò Josh.

“Se vuole la porteremo con noi, ma sarà rischioso… le forze che scenderanno in campo sono potentissime. La madre sa già, le abbiamo parlato, glielo abbiamo annunciato nel giorno in cui lei ha aperto il primo rotolo!”, dissero gli angeli, all’unisono.

“Andremo a Henderson?”, chiese Josh e già presagiva che non sarebbe stato così. Infatti, gli angeli gli riferirono che tutto sarebbe accaduto nella piccola comunità di Fraternity, Henderson era il distretto amministrativo da cui dipendevano anagraficamente.

Tanti riferimenti non erano quelli dei sacri testi, ma era anche vero che non tutto ciò che era stato scritto era stato considerato veramente ispirato. Quanti rotoli giacevano ancora nelle grotte della Palestina? Dopo la distruzione del Tempio e l’inizio della diaspora, il Messia sarebbe potuto nascere ovunque! L’opera del Messia sarebbe stata portata a compimento dalla sua discendenza, con l’ultima Apocalisse! Pensava, in quel momento, all’apocalisse di Giovanni.

“Portatemi con voi!”, chiese, ormai convinto della decisione.

“Sarà fatto.” risposero i due angeli, unendo le ali sopra la sua testa.

Un silenzio irreale per qualche attimo, poi lame di luce attraversarono la stanza e un vortice lo risucchiò con tutto ciò che aveva intorno. Di nuovo silenzio. Si accorse che stava a occhi chiusi… li riaprì piano e si trovò in una stanza sconosciuta. Nella penombra vide un letto in cui riposava, tranquilla, la sua assistente Rebecca. Ma che situazione era mai quella?

Fraternity

“Perché sono qui?”

“Abbiamo letto nel suo cuore che ci ha portati fino a lei” risultò la risposta nella sua testa.

“Ancora non vuole ammetterlo, ma Rebecca occupa un posto molto importante nella sua vita. Se lo desidera, verrà anche lei. Il momento in cui ci ritroveremo a Fraternity sarà durante la festa dell’Hanukkah, ma nell’universo parallelo con cui interferiremo è avvenuto che voi siete partiti secondo i vostri progetti. Può decidere che lei sappia, oppure no.” Non gli sembrava giusto non informarla, peraltro non capiva la differenza tra fare un salto oppure seguire il progetto iniziale.

“Questo ci permette di controllare gli eventi con sicurezza, se lei vorrà tornare indietro e ripartire dal nostro incontro a casa sua, allora sarà cancellato anche il nostro incontro, di esso non resterà memoria, ma si espone ad altri pericoli”, disse la voce alla sua mente confusa.

“Va bene. Voglio che Rebecca venga con me, ma preferisco che lei non sappia. Forse le dirò qualcosa più avanti, quando mi sarà più chiaro tutto”, rispose Josh mentre nello stesso momento la giovane si svegliava con la sensazione precisa che nella sua camera ci fosse stato qualcuno.

Fraternity, 6 dicembre 2015.

Rebecca si svegliò convinta che nella sua camera ci fosse stato qualcuno. Josh stava nella camera accanto, nello chalet che avevano preso per proseguire – così era ufficialmente – la loro ricerca sull’osservanza delle norme religiose in una comunità ebraica tradizionale. Si erano fatti accettare dai componenti della comunità e tutto si svolgeva secondo le aspettative. Avevano conosciuto le donne della comunità, in particolare ce ne erano una decina incinte che stavano per compiere il tempo, ma la loro attenzione era per Myriam la quale aspettava un maschietto di cui, presumibilmente, si attendeva la nascita nel periodo tra il 18 e 25 dicembre. Entravano negli 8 giorni in cui si festeggiava l’Hanukkah, la festa delle luci che quell’anno sarebbe stata dal 6 al 13 dicembre. Ci sarebbe stata la cerimonia dell’accensione della lampada, le preghiere di benedizione e poi i dolci e i giochi tradizionali. Rebecca era ebrea, ma, lontana dalla famiglia, non aveva avuto più l’opportunità di partecipare. Erano invitati, Josh e lei, proprio a casa di Myriam e suo marito Yosef. Ci sarebbero stati anche i loro parenti perché la festa delle luci era una festa familiare dove i bambini sarebbero stati al centro per i giochi e per i dolci. Era entusiasta di partecipare e non si negava che dipendeva anche dal fatto che sarebbe andata con Josh.

Josh si svegliò nel suo letto con una consapevolezza nuova.

“No, non ho sognato! Io sono qui, dove sono arrivato già dall’estate, ma contemporaneamente ora! Ho i sensi più ampliati, la certezza che sta avvenendo molto più di una nascita!”. Si avviò verso il bagno e quasi si scontrò con Rebecca. Già, vivevano nella stessa casa…

«Che cos’hai stamattina?», gli chiese Becca con una punta di ironia.

«Perché?» e si guardò nello specchio del corridoio…

“Così ci si riduce dopo un viaggio temporale?”, fu il suo pensiero prima di scoppiare a ridere.

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