Chi è il colpevole?

Se troviamo il nostro albero di Natale rovinosamente caduto a terra e possediamo un gatto, i nostri sospetti si concentreranno sulla povera bestiola, conoscendo la passione innata dei nostri felini domestici per le alte vette e il piacere di nascondersi tra i rami degli alberi. Facile intuito, chiunque ci arriverebbe ma, se dovessimo accusarlo, non basterebbero i sospetti e la conoscenza della natura felina, ma servirebbero delle prove a meno di non coglierlo sul fatto; senza prove o una confessione non potremmo mai accusarlo del “delitto”. Il nostro gatto difficilmente confesserà, primo perché non parla, secondo perché è furbo come… un gatto.

La stessa dinamica vale quando si scrive un racconto giallo che si rispetti: l’intuito di un investigatore sarà necessario per individuare potenziali sospetti ma dovrà condurlo necessariamente alle prove o a una confessione.

Quali sono le regole per scrivere un buon giallo? Esiste un decalogo che risale ai tempi in cui nacque questo genere, che solo in Italia si chiama giallo, alias Thriller o Mistery fiction.

(Da http://www.scritturacreativa.org)

[…]

Decalogo di Know (Ronald, scrittore)

Vediamo ora le 10 regole per scrivere un poliziesco perfetto che Know dettò nel 1929.

  1. Il colpevole dev’essere un personaggio che compare nella storia fin dalle prime pagine; il lettore non deve poter seguire nel corso della storia i pensieri del colpevole.
  2. Tutti gli interventi soprannaturali o paranormali sono esclusi dalla storia.
  3. Al massimo è consentita solo una stanza segreta o un passaggio segreto.
  4. Non possono essere impiegati veleni sconosciuti; inoltre non può essere impiegato uno strumento per il quale occorra una lunga spiegazione scientifica alla fine della storia.
  5. Non ci dev’essere nessun personaggio cinese nella storia.
  6. Nessun evento casuale dev’essere di aiuto all’investigatore e neppure lui può avere un’inspiegabile intuizione che alla fine si dimostra esatta.
  7. L’investigatore non può essere il colpevole.
  8. L’investigatore non può scoprire alcun indizio che non sia istantaneamente presentato anche al lettore.
  9. L’amico stupido dell’investigatore, il suo dottor Watson non deve nascondere alcun pensiero che gli passa per la testa: la sua intelligenza dev’essere impalpabile, al di sotto di quella del lettore medio.
  10. Non ci devono essere né fratelli gemelli né sosia, a meno che non siano stati presentati correttamente fin dall’inizio della storia.

[…]

Uno degli aspetti fondamentali è che sia il lettore che l’investigatore (che può essere professionista o dilettante), devono essere messi entrambi in grado di risolvere il mistero. Gli indizi e gli elementi devono essere inseriti affinché il lettore possa eventualmente coglierli. Ovviamente possiamo esporli in modo furbo, mischiando le carte in tavola, distraendo il lettore da ciò che non vogliamo venga visto. Allora un elemento fondamentale verrà inserito e dimenticato, senza puntarvi il riflettore contro, e un elemento irrilevante per le indagini verrà fatto passare per potenzialmente importante.

Come dicevamo, anche il colpevole deve essere presentato all’inizio, e deve essere uno dei personaggi della storia, a prescindere dal ruolo.

[…]

Di quanto sopra preso dal sito di scrittura creativa, ci tengo personalmente a sottolineare questo aspetto:

sia il lettore che l’investigatore (che può essere professionista o dilettante), devono essere messi entrambi in grado di risolvere il mistero. Gli indizi e gli elementi devono essere inseriti affinché il lettore possa eventualmente coglierli.

Ciò permette al lettore di avere la soddisfazione di essere al passo con l’investigatore, “sapere” o pensare di sapere chi è il colpevole da subito. Ma tra sapere e dimostrare c’è di mezzo tutta l’indagine, guidata dall’intuito del protagonista.

A volte, la regola che il colpevole si conosce solo alla fine, viene sovvertita, come accade con successo negli episodi del Tenente Colombo; anzi, in questo caso lo spettatore è avvantaggiato: lui conosce già il colpevole, mentre Colombo dovrà ricorrere al suo intuito e punterà come un mastino dritto al sospettato. Dovrà però cercare il movente, i mezzi e l’opportunità per poterlo inchiodare. A complicare le cose l’assassino avrà provveduto anche a crearsi un alibi, che Colombo dovrà smontare e qui, di nuovo, intuito e capacità deduttiva tornano in ballo per scovare l’alibi falso.

Come accade anche nella realtà investigativa, di norma, in caso di omicidio, si punterà a indagare sui più prossimi alla vittima: marito/moglie, amanti, amici, colleghi e rivali in amore o nel lavoro. Nella maggior parte dei casi il colpevole è il congiunto e i delitti passionali sono prevalenti, ma, senza prove, l’intuito o un frettoloso pregiudizio non sono sufficienti. Come nel caso del gatto che ha buttato giù l’albero. Chi lo dice che sia stato proprio lui? Non potrebbe essere stato il nostro dolce pargolo che, in vena di dispetti, abbia scelto volutamente un obiettivo delle sue marachelle che faccia dubitare del povero gatto, noto pregiudicato recidivo in fatto di alberi di Natale buttati giù?

26 commenti

  1. Avevo meno di due anni quando, alla fine del periodo natalizio i miei hanno cominciato a disfare l’albero e hanno scoperto che gli addobbi di cioccolata erano tutti vuoti: involucro di stagnola perfettamente sistemato, e dentro niente. E io ho sostenuto fino allo sfinimento (dei miei) che era stata la gatta. Comunque per il gatto è vero: l’unica è coglierlo sul fatto

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