Un nuovo brano tratto dal mio prossimo libro in fase di stesura. Anticipazioni.

Immagine personale

Prosegue la stesura del mio nuovo giallo. Come vi ho già raccontato (qui e qui), il protagonista è un ingegnere informatico – Filippo Maria Vanzitelli – che, a causa della sua passione per il lavoro che svolge, ha trascurato la moglie Lidia, che alla fine, stufa di essere trascurata, chiede il divorzio. A causa di ciò Filippo abbandona la sua professione e cambia vita. Poiché è rimasto in buoni rapporti con la moglie, capita che lei vada a trovarlo. Quello che riporto qui è il momento in cui escono di nuovo insieme per la prima volta dopo il divorzio. L’inizativa è stata di Lidia.

Nota: il romanzo deve essere sottoposto a revisione

«E va bene! Devo vestirmi in un modo particolare?». Sapeva quanto Lidia ci tenesse.

«Direi! Sei tutto stazzonato. Dormi vestito!».

«Quest’invito si sta complicando».

«Ora ricordo perché ti ho lasciato».

«E va bene! Vado a cambiarmi».

Tornò vestito in tonalità dell’azzurro che sapeva donavano molto alla sua carnagione perennemente abbronzata, da quando aveva cominciato la sua nuova vita.

«Caspita, Fil! Ora mi fai preoccupare. Dovrò tenere alla larga tutte le signore che cercheranno di pavoneggiarsi davanti a te».

«Ora sì, che quest’uscita comincia a farsi interessante!».

Passarono davanti a Francesca che accompagnò la coppia con uno sguardo malevolo. Temeva che Lidia ferisse di nuovo i sentimenti di Fil.

I due si recarono a Roma, in centro. Era ancora presto, per questo motivo passeggiarono sul Lungotevere. Tutto appariva estremamente romantico e Filippo si sentiva insolitamente leggero. Forse era quell’aria tiepida e galeotta della capitale. Malgrado il traffico, i grandi spazi restituivano un po’ di respiro. Si fermarono a osservare Castel Sant’Angelo nel crepuscolo che si tingeva di arancione e il Tevere rifletteva i colori del cielo e delle nuvole rosate. Uno spettacolo.

Fil appoggiò un braccio sulle spalle di Lidia che lo lasciò fare. L’uomo si rimproverò di quel gesto istintivo: non voleva soffrire. Ci aveva messo tanto a trovare un nuovo equilibrio senza Lidia e non voleva rovinare tutto, ma non sapeva fare a meno di un contatto con lei. Era così a portata di mano. Perché era voluto uscire con lei?

Per fortuna un gabbiano distrasse l’attenzione dei due. Ormai addomesticati, si fermavano sulle balaustre del ponte a cercare briciole dai turisti, a cui a volte rubavano interi panini, cogliendoli al volo.  Lidia aveva una passione per quei pennuti, diceva che le davano l’idea della libertà e che anche lei doveva essere stata un gabbiano in un’altra vita. Fil sorrise a quel pensiero. Come si poteva ingabbiare un gabbiano?

Giunta l’ora, si recarono al ristorante di cui Lidia non faceva che tessere le lodi. Avevano riservato loro un tavolino un po’ appartato e questo a Filippo non dispiacque: non amava molto mangiare al centro di una stanza.

«L’ho chiesto apposta per te un tavolo appartato».

«Vedo che non hai dimenticato le mie piccole fissazioni». Fil era sinceramente sorpreso.

«Come potrei? Quelle poche volte che siamo riusciti ad andare al ristorante era un incubo, se non avevi le spalle al muro».

«Quindi, sono ricordi spiacevoli».

«Fil, forse non l’ho detto abbastanza, ma era difficile vivere accanto a te».

«Allora, perché stasera siamo qui insieme? Avresti potuto rischiare di nuovo un’esperienza da incubo».

«Ho voluto rischiare perché ti trovo decisamente cambiato. Tanto per cominciare, non stai perennemente su quei maledetti computers».

«Era il mio lavoro…».

«Non era solo il tuo lavoro e lo sai».

«Senti… Sono passati vent’anni. Non ne parliamo più».

«Come vuoi. Ordiniamo?».

“Maledizione a me. Sto rovinando tutto”, si rammaricò Filippo.

Malgrado questa piccola scaramuccia, la serata proseguì serena.

Qui c’è un omissis perché i due parlano dell’omicidio già avvenuto e sarebbe un anticipazione che voglio lasciare ai lettori del libro.

«Avevi ragione tu. Qui si mangia davvero bene», disse Filippo, al termine di una sbriciolata con crema pasticciera e frutti di bosco.

«Se tu venissi più spesso con me, invece di mangiare al tuo pseudo ristorante del circolo, i tuoi pasti sarebbero mediamente migliori».

«Mangio lì perché ci lavoro».

«No, perché hai scelto l’eremitaggio».

«E va bene! Qualche volta verrò con te. Contenta? Altrimenti  non mi molli più».

«Bravo! Hai capito… io direi che possiamo andare. Ho bevuto il mio limoncello e tu hai già finito perché la sera non bevi né caffè né alcolici. Una vera vita virtuosa».

«Basta, mi arrendo! Su andiamo via».

Lidia e Fil uscirono in strada che era notte, ma la gente ancora affollava il centro di Roma. Camminarono per raggiungere l’auto parcheggiata sotto gli alberi del lungotevere, conversando serenamente. Sottobraccio, camminavano spediti: a Filippo piaceva quell’intimità. L’aria della sera era frizzante e infondeva una certa energia.

Tornarono al castello, perché avevano usato l’auto di Lidia. Entrarono nel parcheggio e Fil le chiese se voleva entrare un attimo. La donna scese e gli si avvicinò. Forse troppo, perché lui percepì come una vertigine. Sarebbe bastato un attimo, che Filippo le si avvicinasse a sua volta e sarebbe successo quello che lui sognava da anni, ma che si poteva rivelare assolutamente pericoloso: tutta la tranquillità, a stento raggiunta, sarebbe finita  alle ortiche. Quanto poteva durare tra loro? Non ce l’avrebbe fatta. Il suo cuore si sarebbe spezzato un’altra volta.

«Penso che possiamo concludere qui la serata. Ti ringrazio per la piacevole compagnia».

«Fil, quanta formalità. Sono tua moglie».

«Ex… Ex», rispose Filippo d’improvviso sfinito.

«Va bene, ex… Ci vediamo nei prossimi giorni». Lidia riprese l’auto e sfrecciò via sgommando.

Una vena di rimpianto popolò per un attimo i pensieri di Fil, poi raddrizzò le spalle e la sua mente corse all’altro impegno che lo attendeva quella sera. Telemaco doveva fornirgli informazioni sull’uomo della registrazione delle telecamere di sicurezza.

 

12 commenti

  1. Mi pare stia venendo bene questo tuo nuovo libro e mi pare di capire che anche queste locations di ambientazione mi piaceranno molto. Brava Elena!!! Come scrittrice ti adoro e qualcosa mi dice che ti adorerei anche se ti conoscessi di persona, che poi un pochino personalmente ti conosco qui sul blog e tutte le altre piattaforme… Un pochino si impara a conoscersi, a mio avviso anche le conoscenze virtuali non sono da meno di quelle della conoscenza quotidiana 😉

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