Lo scorpione tatuato – La prima indagine di Virginia Saint Martin. Un brano del libro

Si torna alle vecchie cure.

Mi sono resa conto che non vi ho parlato molto de “Lo scorpione tatuato – La prima indagine di Virginia Saint Martin”.

Virginia è una giovane investigatrice privata, madre di Jules. Indagherà sul presunto suicidio di un’amica del figlio, che avviene a scuola.

Nel brano che segue incontra il prof di filosofia di Jules, mentre fa jogging. Per lei assomiglia a Christopher Lambert in Highlander, per cui aveva una cotta adolescenziale.

✍✍✍

Al mattino, la routine fu quella di
sempre e ben presto Virginia uscì per il suo
solito giro.
Mentre correva per le strade quasi
deserte con nelle orecchie la musica dei
Queen, fu affiancata da qualcuno. In un
primo momento non vi badò molto:
probabilmente un altro mattiniero come lei
che presto l’avrebbe superata.
Continuò per qualche passo finché
non si rese conto che l’uomo le stava
parlando. Si sfilò gli auricolari mentre si
girava completamente a guardare
l’individuo che le correva accanto. Con sorpresa si rese conto che era il professore di filosofia di Jules.
«Buongiorno signora Saint Martin»,
le disse con un sorriso.
Con l’abbigliamento sportivo
sembrava più giovane di quanto già non
fosse.
«Mi scusi! Non mi ero accorta che
fosse lei. Non l’ho incontrata mai su questo
percorso».
«Infatti, mi hanno spostato l’orario
delle lezioni e così ho deciso di uscire prima,
anche perché comincia a fare più caldo
durante la giornata. E lei?».
«Io faccio questo giro da anni, salvo
impedimenti».
«La seguo, se non le dispiace. Il
tempo passa prima in compagnia».
«No, non mi dispiace». Come poteva
dispiacerle che Christopher… cioè il
professor Giunti facesse un tratto di strada
con lei?

Lui cominciò a correrle a fianco con
eleganza, senza apparente fatica. Lunghe
falcate dietro cui Virginia arrancava un po’.
Di sottecchi lo osservava: era davvero un
bell’esemplare maschile, con una struttura
longilinea e la muscolatura guizzante. Forse
meglio di Lambert…
«Può chiamarmi Giorgio», le disse
dopo un po’ che correvano.
«Non saprei… Lei è il prof di Jules».
«A scuola può continuare a
chiamarmi Professor Giunti».
«D’accordo! Io sono Virginia».
«Bene, Virginia. Che ne dice se,
appena finiamo il nostro giro, ci prendiamo
una meritata colazione al bar?».
«Io passo sempre alla pasticceria
all’angolo di Viale Libia per i cornetti della
colazione mia e di Jules. Ci possiamo
fermare lì».
«Per me va bene».

Così fecero. Si sedettero al tavolino e
scambiarono quattro chiacchiere. Giorgio
era molto diverso da come si presentava a
scuola, dove evidentemente pensava di
dover assumere un atteggiamento consono
al suo ruolo. Invece, in quel momento, si
mostrava molto scanzonato.
«I miei non sapevano più cosa fare
con me. A diciassette anni, innamorato della
filosofia, assumevo un’aria da pensatore
illuminista, immedesimandomi nei filosofi
tedeschi che in quel momento richiedevano
la mia attenzione. Salvo l’anno dopo
assumere atteggiamenti rivoluzionari dopo
aver studiato Sartre e Marcuse». Giorgio
rideva di sé stesso, affascinando Virginia.
«E tu, invece? Mi permetti di darti del tu?
Com’eri da adolescente?».
«Vada per il tu. Io guardavo le serie
televisive e volevo diventare una
poliziotta».
«E ci sei riuscita?».
«Per un po’», rispose Virginia,
mostrando un certo rammarico.

«Ti pesa aver lasciato?».
Virginia si meravigliò che avesse
compreso subito il suo turbamento.

«Il mio lavoro mi piaceva. L’ho fatto per stare di più con Jules. Lui viene prima di tutto».
«Capisco. Bene, Virginia. Non so per
te, ma per me oggi il tempo è volato. Spero
di incontrarti di nuovo; però, ora devo
scappare».
«Sì, certo. Anch’io. Ci si vede».

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