I miei libri

 

20180924_142712.pngDescrizione

Debora Nardi è la protagonista di questi tre racconti; criminologa e investigatrice per passione, è una grande ammiratrice di Jessica Fletcher, la protagonista della famosissima serie televisiva americana Murder she wrote (in Italia La signora in giallo).
Debora vive a Monte Alto, un paese nella campagna romana, con il marito Andrea e la figlia Elisa.
La sua intuizione e la sua originale capacità investigativa la porteranno alla soluzione di intricati casi di omicidio, non senza colpi di scena in cui rischia anche la sua incolumità fisica.
Le fa da spalla Flora, l’amica fidata, che coinvolge nelle sue personali indagini.

Parlano di me… qui

Screenshot_2018-11-19 PressReader com - Giornali da tutto il mondo(1)

 

Presente nei seguenti store come e-book e in versione cartacea:

Streetlib

Mondadori store

Google libri

Scribd

Kobo store

IBS store

Apple store

La Feltrinelli

Amazon 

Anteprima

Capitolo 1

La signora Debora si trovava in giardino quel mattino di novembre, determinata a piantare bulbi di giacinto in tanti bei vasetti di ceramica: l’idea, anzi, la speranza era di averli pronti come regali da fare alle sue amiche durante le festività natalizie. In quel giorno, Ognissanti, pensava che si festeggiasse anche il suo onomastico, dato che sua madre aveva visto bene di chiamarla Debora (senza h) – che non esiste come santa.

L’aveva chiamata così non certo ispirata dalla canzone di Fausto Leali che si ascoltava all’epoca in cui l’aveva concepita, determinando un numero impressionante di neonate di nome Deborah. No, le aveva confidato sua madre, l’ispirazione non veniva da quella canzone, ma da una figura biblica di cui aveva letto. Ora, questa Deborah (con l’h) era una profetessa, unica donna del gruppo dei giudici biblici, una donna molto forte e giusta; a sua madre questa cosa era piaciuta e così eccola lì con il nome di Deborah, ma senza h, per via dell’anagrafe. Il nome significa ape e questo avrebbe dovuto essere di auspicio per le sue attività in giardino, visto il gran lavoro delle api con l’impollinazione, anche se a lei non sembrava di essere un gran pollice verde o, almeno, lo era a fasi alterne. Il suo nome le aveva dato qualche problema per la pronuncia visto che in buona parte della provincia romana, nonché a Roma, veniva storpiato in Debbora, con due b, e odiava quando l’apostrofavano: «Ah Debboraaa». Per questo motivo, da adolescente, pretese di essere chiamata con il diminutivo Debbi (con la i, non la y); di conseguenza, per parenti e amici, era Debbi, almeno così la b raddoppiata aveva senso.

Mentre in giardino lavorava sconsolata, già convinta di non vedere mai sbocciare giacinti nei vasetti, pensava alla sua eroina della letteratura gialla di cui era appassionata: Jessica Fletcher. Come avrebbe voluto essere lei, così brava nel giardinaggio, sempre a piantare bulbi che d’incanto fiorivano e come l’ammirava per la bravura nel risolvere i casi in cui si trovava coinvolta. Dalle sue parti di rado accadevano fatti di cronaca nera, però, sotto sotto, le sarebbe piaciuto essere coinvolta nella soluzione di qualche caso delittuoso. Per fortuna il suo nome non era Jessica dato che sarebbe stato pronunciato “Gggessica”, con non si sa quante g.

“Però, come vorrei essere Jessica Fletcher! E possibilmente vivere a Cabot Cove.” Sospirò, affondando le dita nella morbida torba.

Stava immaginando l’oceano Atlantico che lambisce gli scogli di Cabot Cove, con le onde vigorose che producono aerosol di acqua salmastra, quando Andrea, suo marito, uscì in giardino a ricordarle che, se voleva andare a messa, doveva sbrigarsi. Erano sposati da più di venti anni, Andrea e lei, e avevano una sola figlia, Elisa, che frequentava l’università. Debora l’aveva seguito in giro per l’Italia a causa del suo lavoro e, per questo, aveva scelto di smettere con l’insegnamento. Quando Elisa iniziò le scuole superiori, tornarono al paese e suo marito lasciò il lavoro dipendente da manager d’impresa e decise di fare la libera professione di ingegnere. Avevano riallacciato i contatti con tutti i vecchi amici ed erano ben integrati nella comunità.

«A proposito, quando incomincia il tuo master in criminologia?» Le chiese il marito.

«La prossima settimana ci sarà il colloquio per l’ammissione. Ho già preparato tutti i documenti per l’iscrizione. Ci spero molto, lo sai che è la mia passione!» Affermò Debora, confidando di approfondire gli argomenti per cui aveva una vera fissazione; la sua laurea in Antropologia era un requisito utile per sperare di superare la valutazione preliminare.

«Spero che tu non ti metta strane idee in testa.» aggiunse Andrea, consapevole dell’immaginazione fervida della moglie.

«Lo faccio per dare un senso ai miei studi. Ancora non sono vecchia decrepita e, da quando Elisa va all’università, ho più tempo per me stessa.» Con quest’ultima affermazione, rientrò in casa e si preparò per uscire. La messa era anche un’occasione sociale, si incontravano persone che durante la settimana erano occupate con il proprio lavoro e, per questo motivo, non si vedevano in giro per il paese.

In chiesa, alla messa principale, trovava spesso i “notabili” e le “autorità”, alcuni erano vecchi compagni di scuola. All’uscita, quel giorno, salutò il sindaco, il maresciallo dei carabinieri, il farmacista del Corso… All’angolo della strada si trovava il bar centrale, dove si fermavano in gruppetti gli uomini, a parlare di politica o di sport, o di tutt’e due. S’imbatté anche nella sua vicina di casa Ernestina che, appena fuori sul sagrato, aveva già acceso una sigaretta, sicuramente non la prima della giornata. Mentre fumava, tossiva.

«Buongiorno, Ernestina! Come va?»

«Oh, signora Debora. Questa tosse non mi fa dormire!»

“Con tutte quelle sigarette…” fu la riflessione di Debbi, la quale, però, le suggerì: «Perché non chiede consiglio al medico per provare a smettere?»

«Che cosa può fare il medico… devo essere io a decidere di farla finita. Mi sarei comprata un appartamento, con quello che ho speso!» e così dicendo, tra un colpo di tosse e una imprecazione, andò via. Debora pensò che uno di quei giorni sarebbe andata a trovarla perché era una persona un po’ sola per via del carattere e, con l’età, era ovviamente peggiorata.

Di ritorno a casa, la nostra Jessica in pectore passò in pasticceria per prendere le pastarelle domenicali. Com’erano confortanti quei rituali, sebbene qualche volta una scossa a quella piacevole monotonia non le sarebbe dispiaciuta.

Il giorno trascorse tra il giardinaggio e la visita dei vicini con i quali Debora parlò di Ernestina.

«Ho sentito dire che dovrebbe venire a stare da lei una nipote, un po’ per compagnia, un po’ perché vuole frequentare un corso di assistente domiciliare a Roma.» La informò Flora, una delle vicine e amica cara con la quale faceva del volontariato.

«Non ne ho mai sentito parlare, anzi, pensavo non avesse parenti. Sono contenta per lei.» Con queste parole, Debora andò in cucina a prendere alcuni spuntini e delle spremute di frutta, ma era un po’ distratta da un pensiero sfuggente, che la mente non riusciva a formulare completamente. Lo accantonò temporaneamente e tornò in salotto dove la conversazione si era spostata sulle festività natalizie.

 

st-simplicissimus.it-340837.jpg

Descrizione

Joshua Israel De Foa – professore dell’Università indipendente per gli studi biblici di Gerusalemme – si ritrova tra le mani dei documenti rinvenuti durante gli scavi archeologici di Qumran (Mar Morto). Gli scavi in questo sito sono importanti per gli studi biblici perché portarono alla luce rotoli antichi contenenti brani della bibbia. I documenti in mano a Joshua hanno una paricolarità: sono rotoli antichissimi, ma scritti in inglese.

 

Al momento presente nei seguenti store:

Streetlib

kobo

bookrepublic

Mondadori store

Google libri

La Feltrinelli

Google Libri

Feedbooks

Apple store

Ibs store

Anteprima

Capitolo 1

 Gerusalemme, 2015 d.C.

Joshua guardava i rotoli aperti sul tavolo da lavoro del suo ufficio e si domandava quali effetti avrebbero potuto produrre le notizie in suo possesso e, soprattutto, se qualcuno avrebbe dato credito alle implicazioni derivanti da esse. Anni prima, durante gli scavi archeologici che portarono alla scoperta dei manoscritti di Qumran, furono rinvenuti, in un sito archeologico adiacente, altri reperti molto antichi che non furono resi noti prima perché ritenuti di dubbia provenienza e, in seguito, perché avevano rivelato caratteristiche piuttosto inquietanti.

Adesso se ne stava occupando il professor Joshua Israel De Foa – ebreo italo-americano – dell’università indipendente per gli studi biblici di Gerusalemme. I reperti erano rimasti seppelliti tra le scartoffie degli scantinati del Museo biblico, finché non erano stati recuperati dal professore. I documenti in suo possesso, rotoli in parte di pergamena e in parte di papiro, erano scritti in inglese! La datazione al carbonio aveva rivelato che il rotolo più antico era databile intorno a 4500 anni prima del ritrovamento, mentre i manoscritti di Qumran erano molto più recenti. Anche l’inchiostro con cui erano state tracciate le lettere – un miscuglio di carbone vegetale, resine e altre sostanze – era riconducibile a quel periodo. Come era possibile ciò? Non c’era bisogno di traduzioni e interpretazioni, ma la lingua in cui era scritto già di per sé rappresentava un incredibile mistero, per non parlare del contenuto, un racconto inverosimile; il primo rotolo portava una datazione insolita: l’anno 95 dopo il diluvio e la storia raccontata iniziava con quello che noi conosciamo come la storia biblica di Noè e del diluvio universale.

Il primo rotolo

Anno 95 dopo il diluvio. Mi chiamo Daniel Frank e sono nato qui nella terra tra i due fiumi; mio padre mi ha detto che sarà chiamata Mesopotamia. Lui non è nato qui, ma in un posto chiamato Henderson in Nevada negli Stati Uniti d’America, il 25 dicembre 2015. Il calendario che usiamo qui comincia a contare dal giorno in cui abbiamo fatto il “salto”, come diceva mio padre, e abbiamo tenuto conto delle lune e delle stagioni, per cui riteniamo di essere nel 95 dopo il diluvio. Sono qui con una comunità proveniente dalla stessa città chiamata Fraternità di Davide. Siamo alla prima generazione nata nella terra dei due fiumi.

Mio padre, morto nel 45 dopo il diluvio, si chiamava Joshua Mashiak Frank; apparteneva a una famiglia di ebrei praticanti e viveva abbastanza agiatamente. Era diventato un bravo ingegnere elettronico e, in seguito, aveva anche conseguito la specializzazione in ingegneria aerospaziale. Aveva lavorato anche al CERN di Ginevra dove, mi raccontava, dopo il grande risultato della scoperta del bosone di Higgs, si facevano esperimenti – segreti, per la verità – per indagare sull’esistenza di ciò che la gente comunemente chiamava ‘universi paralleli’. Mio padre raccontava che, subito dopo la sua nascita, questi studi avevano preso l’avvio ed erano in pieno fermento quando lui andò a lavorare al CERN .”

Qui il professore Joshua Israel De Foa sospese la lettura, riflettendo sul fatto che Joshua Mashiak Frank doveva ancora nascere, forse neanche era stato concepito concepito, visto che, almeno nella sua dimensione spazio-temporale, era il 25 marzo 2015! [2] Poi, per quanto riguarda il CERN, sì, i siti appassionati di UFO e misteri riportavano la notizia dei portali temporali, ma venivano smentiti quotidianamente, bocciando le loro notizie come fake news. Da quando l’acceleratore di particelle era stato costruito, periodicamente spuntava la notizia che serviva per trovare il modo di viaggiare nel tempo. Cosa c’era di vero in tutto ciò?

Il professor De Foa, sempre più perplesso, continuò la lettura del manoscritto.

“Riporto su questo manoscritto quanto mio padre ha a sua volta lasciato scritto, perché non si perdesse memoria degli eventi che ci hanno portato qui.

Mi chiamo Joshua Mashiak Frank, ebreo nato il 25 dicembre 2015 a Henderson in Nevada negli Stati Uniti d’America. Sono ingegnere elettronico ed aerospaziale e per un periodo ho lavorato al CERN di Ginevra dove si sono condotti studi segreti sui wormhole. Mi sono recato anche in Italia come ricercatore e ho conosciuto, presso l’università di Napoli, fisici che stavano conducendo studi sull’utilizzo del grafene con i medesimi scopi; già nel 2017 [3] avevano pubblicato i risultati ufficiali delle loro scoperte; i risultati ufficiosi erano piuttosto inquietanti per le conseguenze che ne potevano derivare e, in seguito, non erano più trapelate notizie. Al momento, comunque, i risultati si limitavano ancora alla sperimentazione in laboratorio e si pensava di abbandonare la ricerca. Dopo l’esperienza europea sono tornato in U.S.A. continuando gli studi sul grafene – ufficialmente come ricercatore indipendente – con l’aiuto di un caro amico fisico, John Carpenter, che in seguito ha sposato mia sorella Sarah.

La nostra vita sembrava scorrere serena e senza scosse tra la famiglia e la comunità ebraica locale, ma il contesto sociale globale stava subendo forti cambiamenti. Il periodo storico a cui mi riferisco è intorno al 2050 d.C. A parte piccole enclave come la nostra, la struttura sociale aveva subito forti cambiamenti e nei nostri confronti cominciava a serpeggiare una forte intolleranza .’ ”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close