Vorrei essere Jessica Fletcher (e possibilmente vivere a Cabot Cove) (7)

Episodio precedente: https://nonsolocampagna.wordpress.com/2018/02/19/vorrei-essere-jessica-fletcher-e-possibilmente-vivere-a-cabot-cove-6/

Natale arrivò con tutte le sue luci e le sue carole, preceduto dalla vigilia che culminò con la messa di mezzanotte, dopo la cena a base di cavoli e baccalà e varie specialità di pesce. Debora organizzò a casa propria con l’amica Flora ed il di lei marito Giorgio insieme ai due figli, Alessandro e Fausto. Elisa, sua figlia, era contenta perché i ragazzi erano suoi amici dall’infanzia, perciò passarono tutta la sera a parlare delle reciproche esperienze universitarie. Fu una serata piacevole e Debbi ebbe modo di parlare con l’amica con un po’ di calma, mentre in cucina riempivano la lavastoviglie e preparavano il caffè. “Sai? Ho incontrato a Roma la nipote di Ernestina mentre comprava ricariche per le sigarette elettroniche e mi ha detto che la zia vuole smettere di fumare. A me farebbe piacere perché si sta rovinando la salute. Ti ricordi due anni fa che andò in ospedale per intossicazione del nervo ottico a causa del fumo? Eppure non ha smesso.” Anche Flora era perplessa e lo disse esplicitamente: “A me sembra un caso senza speranza, però ne sarei contenta … Andiamo a trovarla il giorno di Santo Stefano?” “Sì, pensavo anch’io di farlo. Va bene, andiamo insieme nel pomeriggio.” Dalla sala da pranzo, intanto, cominciavano a reclamare il caffè. Flora e Debbi tornarono con le tazzine fumanti e completarono la cena con la frutta secca. Poco prima di mezzanotte si recarono insieme a messa. Per strada, il silenzio era rotto dal vocio dei paesani che, frettolosi ed infreddoliti, facevano il loro stesso percorso verso la chiesa illuminata.

Giorno di Natale, altro pranzo luculliano, ma lo fecero in casa famiglia. Maria, la ragazza che stava alla pari da Ernestina, passò dopo pranzo a salutare le persone che l’avevano aiutata a rimettersi in piedi.

Debbi chiese a Maria se si trovava bene a casa di Ernestina. “Sì, grazie signora Debora. La signora Ernestina è molto gentile e generosa. La sera stiamo spesso a chiacchierare davanti al fuoco e mi dà tanti consigli …” “Ed Anna? Sta con voi?” Chiese con una certa curiosità Debbi. “A volte sì, ma altre volte sta in camera e parlare a lungo al telefono.” Maria riferì con un po’ di ritrosia. “Non ti preoccupare. Non stai spettegolando con me” Le disse Debora, avendo compreso la sua riservatezza. Bisognava capirne di più. Qualcosa la disturbava di tutta la storia, ma non riusciva a far emergere alla coscienza cosa fosse; era come un fastidio di sottofondo …

(Continua)

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A volte ritornano

L’amica Paola del blog Paroledipolvere ha scritto un post – Posso stare qui?– bello e profondo come sa fare lei e mi ha colpito, di tutte, questa frase:

“Le persone dipartite nella mia vita, non sono mai più tornate.”

“A volte ritornano quelle che non vorresti” le ho scritto in un commento.

Non so se Paola si riferisca a persone della sua vita morte e di questo me ne dispiaccio, ma io ho pensato a quelle persone che sono semplicemente scomparse dalla nostra vita – perché la vita ci ha allontanate o perché lei o noi abbiamo preso le distanze -, ma sono ancora vive e vegete (spero per loro, perché non possiamo verificare). Ora, non tutte queste persone ci piacerebbe rivedere … qualcuna è un bene che non si sia fatta più viva.

Chi non ha fatto l’esperienza dei raduni decennali di classe? Dove ognuno interpreta se stesso a 18 anni? Se c’è una cosa che non sopporto è che qualcuno si ripresenti nella tua vita come se tutto fosse rimasto come al momento che ci si è persi di vista. Che aspettative ha? Io non sono più la persona che è nella sua testa (e per me è logica conseguenza che la cosa sia reciproca) quindi se c’è stata un’amicizia, si può ripartire da lì e ricostruire su quelle basi, ma con nuove possibilità, se sussistono. Al limite può nascere un’amicizia, ma sempre su nuove basi.

Io ho partecipato alla riunione per i 50 anni con le compagne del liceo. Devo dire che non è andata così male perché ho trovato delle donne adulte ed abbastanza realizzate, qualcuna cambiata veramente in meglio, però – c’è sempre un però – una di loro, non particolarmente dotata (leggetelo come un eufemismo) ai tempi ma che adesso è medico, alla fine della sera ha provato a ributtarmi indietro nel tempo, me adolescente ma lei dall’alto della sua “posizione” e vi posso assicurare con una certa malcelata perfidia. Al liceo ero capace in tutte le materie ed anche decente esteticamente, quindi posso capire di aver suscitato qualche invidia, ma dopo più di 30 anni, anni luce …

Ho scoperto in quella riunione che perduravano vecchi rancori e che vecchie amicizie si erano trasformate in faide terribili. Ho trovato risposte a certe curiosità che avevo ma, per ciò che mi riguarda, possiamo rivederci tra cent’anni. Tu pensa al mondo tra cent’anni …

Per ridere un po’, ho selezionato dei post comparsi su Facebook:

Ed un film che è tutto un programma:

I vantaggi dell’età

Ho sempre amato leggere fin da quando, bambina, ho cominciato a comprendere il senso delle parole che leggevo. Fino a qualche anno fa, ricordavo le trame, motivo per cui raramente ho riletto lo stesso libro. Fanno eccezione “Violetta la timida” ed “I nanetti mattacchioni” i primi due libri della mia vita. Negli ultimi anni, invece, mi capita sempre più spesso di non ricordare la trama perciò, mentre guardavo la mia libreria con centinaia di libri durante la mia fase di decluttering, ho deciso, invece di svuotarla, di rileggere alcuni libri vecchi. Tanto ricordo solo in modo vago il contenuto. Questo comporta decisamente un risparmio, con quello che costano i libri, considerando che leggo anche velocemente. C’è qualche vantaggio con l’aumentare dell’età, si perde la memoria, ma, nel mio caso, si risparmia.

Ho preso, allora, due libri a caso tra i più vecchi di quelli che ho conservato (ne ho regalati qualche centinaio), posti nella parte più alta della libreria.

Eccoli:

Il primo è un classico della letteratura gialla, con il protagonista scrittore Ellery Queen (in realtà si tratta dello pseudonimo di due scrittori e creatori del personaggio). Il paese del maleficio fu pubblicato nel 1942 ed ovviamente si comprende che l’ambientazione è datata, ma mi è piaciuta l’atmosfera un po’ retrò che si delinea attraverso i personaggi ed i luoghi così squisitamente dell’epoca. L’uso del veleno per l’omicidio è tra le più classiche delle scelte e sembra troppo scontato, ma non è altrettanto scontato l’assassino. Questo romanzo mi ha intrattenuto piacevolmente.

Trama

Ellery Queen, il famoso detective e scrittore, arriva in una cittadina del New England, alla ricerca di un luogo tranquillo dove stabilirsi per scrivere il suo nuovo romanzo. Wrightsville sembra fare al caso suo; il paese incastonato fra i boschi sembra un concentrato delle virtù e delle bellezze dell’America di provincia. C’è solo una piccola difficoltà: l’unica casa disponibile da prendere in affitto appartiene alla famiglia Wright, la più antica e ricca della città, e ha una pessima fama. Corre addirittura voce che gravi su di essa una maledizione, da quando Jim Haight, promesso sposo di Nora Wright, una delle figlie del capofamiglia John F., abbandonò la fidanzata alla vigilia delle nozze e l’edificio, destinato a diventare l’abitazione degli sposi, rimase abbandonato. Ellery riesce a convincere i Wright ad affittargli la casa facendo leva sulla sua fama di scrittore, sebbene nessuno a Wrightsville conosca la sua vera identità; il detective si presenta come “Ellery Smith”. Dopo qualche settimana, però, una notizia sensazionale scuote la cittadina: Jim Haight è tornato improvvisamente, e lui e Nora si sposano su due piedi: la supposta maledizione della casa sembra destinata a svanire nel nulla. Ellery viene invitato a rimanere ospite dai Wright, ma un giorno, mentre è impegnato nelle operazioni di trasloco insieme alla sorella di Nora, Pat, da un libro di tossicologia appartenente a Jim Haight saltano fuori delle lettere, indirizzate alla sorella di Jim e datate di lì a pochi mesi, che descrivono la misteriosa malattia e la morte di sua moglie. Jim sta forse preparando un piano per avvelenare Nora?

(Wikipedia)

Il secondo è il romanzo d’esordio di Ken Follet. Mi piacque di più la prima volta che lo lessi, stavolta sono rimasta un po’ delusa per qualche ingenuità che ho riscontrato nella trama. I romanzi successivi sono di gran lunga migliori di questo. Ambientato negli anni ’70, anche in questo caso ci si immagina, durante la lettura, nella Londra e nella Parigi di quegli anni, ma ci si ritrova anche in Italia, con i protagonisti alla ricerca del dipinto perduto.

Trama

Il libro narra di una sorta di caccia al tesoro nel mondo dei falsari d’arte, scatenata dal ritrovamento di un dipinto che si pensava perduto, realizzato da Amedeo Modigliani sotto l’effetto di droghe.

I protagonisti sono due, come nei numerosi romanzi di Ken Follet: Dee Sleign e Charles Lampeth. Dee Sleign è una studentessa di storia dell’arte mentre Charles Lampeth il proprietario di una galleria d’arte sul lastrico. (Wikipedia)

TAG Conosciamoci meglio (2)

Ho da pochissimo partecipato a questo contest, ma mi sembra giusto rispondere alle domande di chi mi ha nominato di nuovo per la stessa cosa, visto che l’obiettivo è conoscersi meglio.

Questa volta sono stata nominata da Andrea titolare del blog Kikkakonekka, un blog dinamico, ironico ed intelligente. Per le nomination davvero stavolta partecipi chi vuole.

Le domande di Andrea

1. Ti piacerebbe andare a ballare? Da quanto tempo non ci vai?

Non ballo più dall’età di 22 anni. Accadde di nuovo in vacanza intorno ai 26/27 anni. Ho smesso perché ad un certo punto mi guardavo dal di fuori e mi sembrava tutto ridicolo della serie: ma che ci faccio qua?
2. I 10 comandamenti: qual è quello che segui di meno?

Cerco di rispettarli tutti. Sicuramente non posso desiderare la donna d’altri …
3. Il giorno del tuo compleanno?

6 aprile
4. I vicini di casa: alla mano, sopportabili o da evitare?

Sono abbastanza distanti per essere sopportabili. Qualcuno c’è stato al momento del bisogno e sono loro molto riconoscente.
5. Una nazione del mondo dove andresti ad abitare, se ti fosse possibile

Un tentativo sulle scogliere di Dover lo farei.
6. Ultimo film visto al cinema e media di film visti all’anno

Diverso da chi, in tv. La media è molto bassa. Preferisco le serie televisive con puntate da un’ora.
7. Se sei maggiorenne: ricordi cosa hai fatto il giorno del 18° compleanno? Se sei minorenne: hai in mente qualcosa di speciale?

Niente. Mi ero fatto tutto un film in testa, ma non erano i tempi.
8. Tieni animali in casa? Quali?

Fuori in giardino i gatti, ma ho avuto anche tre cani.
9. Sei brava/bravo a disegnare, oppure come me sai solo unire i puntini?

Sono brava nel disegno e nella pittura, olio, tempera ed acquarello.
10. Momento doccia: 2 minuti al volo, oppure 56 minuti con musica, gorgheggi, balsami, pensieri filosofici, specchiate da ogni direzione?

Circa 10 minuti, senza musica, assorta nei miei pensieri, anche di natura filosofica.

Fenomenologia del “like”

Oggi leggevo il post di Nadia/Evaporata “Laikami” dove si interroga sul fenomeno dei followers e dei like nei social. Molto interessante, dato che, prima o poi, noi frequentatori della rete e dei social network le domande che si fa Nadia ce le facciamo tutti.

Premesso che alla logica dei like mi sono sottratta da tempo (io cancello contatti invece di cercarne), l’articolo di Nadia mi ha stuzzicato, perciò sono entrata in modalità sociologa (quello che sono, a parte fiori e mici).

Sono su Facebook da più di due anni, su WordPress da meno di un anno e su Flickr e Youtube da pochi mesi; sono iscritta ad Instagram ma non lo uso; mi rifiuto, almeno per il momento, di iscrivermi ad altri social.

Con poche varianti il meccanismo dei followers/friends è simile, funziona in base ad un criterio di reciprocità: se mi chiedi l’amicizia o diventi mio follower, in una buona percentuale dei casi sarò/sarai corrisposto.

Partiamo da Facebook. Appena iscritti si va in cerca dei propri amici, dopo di che FB ti propone gli amici degli amici e, se aderisci, la proposta di nuove conoscenze si moltiplica. FB propone anche alcune Pagine che ti potrebbero interessare. In base ai tuoi like ti propone nuove pagine e nuove persone. Le persone che vanno a caccia di “amici” ti troveranno su queste pagine e ti chiederanno l’amicizia che probabilmente accetterai perché hanno i tuoi stessi interessi e, se rispondi, FB ti propone contatti in proporzione geometrica. Un periodo che mi interessavo di certi argomenti mi piovevano richieste da persone a me affini di cui verificavo il profilo e vedevo che erano vicino a 5000 amici (numero massimo per i profili, dopo di che bisogna avere una pagina per accumularne di più). Se, in seguito, verifichi con quanta gente hanno interazione vedi che sono al massimo un centinaio, ergo …Se il richiedente ha una pagina, subito dopo ti chiederà di mettere like alla sua pagina. Almeno un po’ di selfcontrol!

Passiamo alle pagine FB. Io ne ho due che hanno pochi like, ma quelli che ho sono sinceri e non vado a caccia di altri consensi. Valutiamo le pagine volutamente a caccia di like. Sono per lo più di stranieri che fanno i modelli. Creano post con immagini sensazionali/raccapriccianti per scatenare i commenti. Incontrano il gusto di molte persone che mettono mi piace a quella pagina. Se commenti può succedere che qualcuno ti chieda amicizia. Ho studiato il mercato di questi post. Un giorno, in uno di quei tanti luoghi virtuali dove si instaurano conversazioni e A/Q, una donna cercava foto raccapriccianti di torture su animali perché doveva sensibilizzare sull’argomento. Io le dissi che così favoriva il mercato di questa immondizia e che qualcuno faceva lauti guadagni ma mi rispose non ricordo più cosa di preciso, di sicuro un delirio. Ho smesso di seguire pagine di amanti degli animali per questo motivo e poi perché mi beccavo continuamente proposte di pagine con le crocchette migliori per il mio cane/gatto. Poiché tutte queste cose sono prevalentemente gratuite, chi paga? Ai modelli serve dimostrare che sono seguiti e con pochi euro si possono sponsorizzare i loro post per avere più like con il meccanismo della catena di S. Antonio: se ti piace condividi, non puoi non condividere, non mi condividi perché sono handicappato ecc.; le condivisioni aumentano il traffico della pagina. Ai politici o aspiranti tali serve per avere seguito: in campagna elettorale ricominciano le richieste da parte di amici e amici degli amici che vogliono i like, dopo di che non ti conoscono più (ed io li cancello dai contatti). Le pagine commerciali hanno una logica chiara e non mi soffermo salvo a dire che in base alle tue preferenze FB te ne propone ogni tanto di nuove. I filmati hanno sponsor, e se non si riesce ad individuare chi paga, tenete presente che esistono influencers occulti per manipolare l’opinione pubblica ed orientare i gusti, l’orientamento elettorale ecc.

Una cosa divertente: i primi tempi mi chiedevano l’amicizia uomini che erano, abbastanza esplicitamente, gigolò; avendoli rifiutati tutti, non è più successo che qualche bellimbusto si facesse avanti. Ci ha pensato FB? Ai posteri …

La politica di WordPress mi pare più limpida. Intanto, vedi su Reader tutti i blog che segui, senza selezione e la pubblicità è sui blog gratuiti. Ci saranno bloggers seguiti che saranno pagati per fare pubblicità, diretta o indiretta, diventano influencer. Il meccanismo della ricerca dei followers somiglia, anche se la reciprocità non è automatica come FB. Idem per Flickr. Youtube non è stato oggetto delle mie attenzioni perché mi serve per archiviare filmati e non occupare memoria su WP.

Insomma, cara Nadia, o ci mettiamo a caccia di like o ci teniamo i nostri quattro amici, pochi ma sinceri. Io propendo per quest’ultima opzione. Ma, se propendiamo per la prima, tu puoi sfruttare la tua bellezza mentre io posso sperare nei miei gatti …