Il paesaggio

Non solo campagna

Chi compra una casa in campagna per la prima volta forse non tiene in debito conto il paesaggio in cui la casa è inserita, ma ricordiamoci che, uscendo dalla porta ed ogni volta che sostiamo in giardino, è la cosa che avremo sempre davanti, dopo il giardino, ovviamente. Comprare con la mentalità da città ci porta a scegliere l’abitazione per il numero delle stanze, la cucina abitabile od altri aspetti legati all’immobile ma, nei limiti del possibile, su queste cose si possono accettare piccoli compromessi risolvibili con l’arredamento mentre non possiamo modificare il paesaggio.

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Meglio informarsi se la zona è o sarà a breve termine destinata ad un’edilizia intensiva; non è una brutta notizia se pensate ad un investimento ma, se volete svegliarvi tutte le mattine con uno splendido paesaggio davanti, è meglio che ci siano vincoli urbanistici che, almeno nel medio periodo, non vi cambino sotto gli occhi il…

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Il cancello

Oltre che esteticamente apprezzabile, il cancello di accesso al passo carrabile deve essere anche funzionale

Se state costruendo la vostra casa in campagna o semplicemente sostituendo il vecchio cancello bisogna tener conto di alcuni aspetti che riguardano la funzionalità; in particolare è necessario che sulla strada lo spazio permetta la sosta di un’automobile in attesa che il cancello si apra, poi bisogna considerare che, nel tempo, in caso di ristrutturazione, da lì passeranno camion e betoniere, perciò non vi fate sedurre da quei bei cancelli con la tettoia perché ve ne pentirete, a meno che non abbiate un passaggio di servizio utile all’occorrenza.

I cancelli sono molto pesanti e, quindi, vanno supportati da una struttura muraria che non si muova con il peso e con i movimenti che il terreno compie al variare del clima e dell’umidità del terreno.

Prevedete sempre un cancelletto pedonale perché, andando via la corrente elettrica, potrete, comunque, rientrare in casa. Vi assicuro che accade più di quel che si pensi.

In ultimo, tenete sempre presente che se vivete in campagna, animali e piante vivono nel vostro stesso territorio in abbondanza: se il cancello non si chiude potrebbe essere un filo d’erba che si è posto davanti alla fotocellula oppure può accadere che salti il differenziale ed apparentemente sembra che il motore sia in corto circuito mentre, invece, si tratta di un serpentello che ha scambiato il motore per un luogo dove ripararsi o di un topino che magari sta figliando come è capitato nel mio caso, voglio dire  il topo ed il serpente; in questo caso provocano il corto circuito ma, aprendo il vano del motore, li trovate fulminati e potete rimuoverli tranquillamente.

Detto ciò, godetevi la vostra casa di campagna e non pensate di oziare come Titiro sotto un faggio, nella prima egloga di Virgilio:

“Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenui Musam meditaris avena…”

Luglio

Luglio mi trova sempre impreparata. Impreparata a questo caldo senza scampo, impreparata per non aver programmato e deciso in tempo di fuggire, che ne so, in Alaska … e mi domando perché per gli esseri umani non esiste il letargo: per me andrebbe benissimo in estate.

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L’erba tagliata si è trasformata in sterpaglia eppure la resilienza di alcune piante erbacee ha del coraggioso: si affacciano tra il seccume i convolvoli, i fiori di cicoria e i millefiori.

Cerco la frescura tra i tigli ed il glicine oppure sotto il cedro, ma non ho pace. Il più delle volte mi rintano in camera a leggere (forse ho sbagliato anche la lettura perché si tratta di un testo filosofico).

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Mi scopro a scrutare l’orizzonte in cerca di un segnale che mi indichi l’imminente pioggia, ma le nuvole di umidità in lontananza dicono soltanto che sulle montagne c’è qualche acquazzone estivo: io però spero e sempre di più scivolo nell’apatia estiva. Forse dovrei prendere esempio dai miei gatti.

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Perchè la campagna

Non solo campagna

Ad un certo punto ti viene in mente di andare a vivere in campagna. A chi non è successo almeno una volta? I motivi sono i più vari. Nel mio caso si è trattato del fatto che il condominio cominciava a starmi stretto (diciamo così …).

Quando pensi ad una casa in campagna ti viene subito in mente che potrai avere un camino, è fondamentale come avere almeno un cane e dei gatti … Non pensi che, probabilmente, non avrai la corrente quando ci sarà il temporale, che l’acqua potabile non sempre avrà la giusta pressione per far andare la lavastoviglie (ho scoperto che è l’elettrodomestico più suscettibile!) ed altre amenità di questo tipo.

L’immagine bucolica che ti eri creata nella mente con le poesie di Virgilio oppure nelle giornate assolate dalla zia a cogliere ciliegie o d’autunno a gustare le mele fresche appena raccolte, ebbene quell’immagine è, appunto, bucolica…

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Notte di luna piena

Le cicale tacciono. Un vento delicato scorre tra i rami senza neanche farli stormire. Le sere di luna piena, in particolare quelle estive, ci fanno assaporare le fragranze dei fiori, dell’erba e del legno che, impregnati già di rugiada, evaporano nella notte. I miei gatti (miei, si fa per dire: i gatti vengono ospiti) sono svegli e vigili perché la caccia si presagisce più facile. Nerone, il maschio nero come la pece ma con sorprendenti macchie bianche sulla pancia e sul cuore, è visibile solo per i suoi occhi verdi che brillano alla tenue luce lunare e che diventano sempre più grandi mentre mi vengono incontro. Minima, la femmina incinta, cammina stanca ma un po’ refrigerata, dopo il caldo della giornata: a breve partorirà e sto pensando di verificare se i suoi parti siano legati alla luna calante.

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Mi soffermo ancora un po’ a respirare l’aria profumata e noto che le lucciole sono scomparse. Lontano abbaiano i cani che alla luna ululano e sono guardinghi perché il buio profondo in questa notte non ci sarà e occorrerà fare la guardia fino all’alba.

About Charlie

Piccola riflessione

Non avrei voluto pubblicare più niente sul piccolo Charlie Gard perché se ne parla e scrive dappertutto, con voce più autorevole della mia, però una piccola riflessione mi urge. Sembrerebbe che la scelta di porre fine alla sua vita sia dovuta al fatto che ci si trovi di fronte ad una malattia inguaribile e tuttavia curabile, almeno a livello sperimentale. Sfugge ai più che di malattie inguaribili, in varia misura, ne soffre la stragrande maggioranza delle persone a cominciare dall’ipertensione, per non parlare delle malattie autoimmuni, in costante crescita, e le malattie croniche della vecchiaia, tanto per elencare. Pertanto, ogni decisione su Charlie non riguarderà solo lui e i suoi genitori, ma riguarderà la stragrande maggioranza di persone che oggi hanno malattie inguaribili anche se curabili. Ci troviamo di fronte a quel fenomeno della comunicazione chiamato “finestra di Overton” dal nome di chi l’ha teorizzato: Joseph P. Overton (1960-2003), Vice-Presidente del centro studi statunitense Mackinac Center for Public Policy; “the Overton Window” è uno schema di comunicazione-persuasione nel quale si individuano sei fasi di descrizione dello spostamento dell’opinione pubblica. Le idee sono: 1) impensabili-inaccettabili; 2) radicali, cioè vietate con eccezioni; 3) accettabili; 4) sensate, cioè razionalmente difendibili; 5) diffuse, cioè socialmente accettabili; 6) legalizzate.

I casi pietosi si prestano bene allo scopo: il caso eccezionale che porta pian piano all’accettazione di qualcosa che era prima impensabile.

Più in generale, spostare la qualificazione di persona con la sua intangibilità in modo arbitrario,  accettando il concetto di qualità della vita come caratterizzante la dignità personale, mette seriamente in pericolo l’esistenza di ciascuno di noi, nessuno escluso.

Comprare o costruire?

Non solo campagna

Spesso si è tentati dal comprare un’abitazione già pronta ma, se possibile e si ha tempo, per esperienza trovo più gratificante costuirsi casa da sé, magari partendo da una vecchia casa o addirittura progettando ex novo la costruzione. Bisogna, però, affidarsi a professionisti esperti perché quello che si risparmierà prima lo si spenderà più avanti per i lavori malfatti. Oggi, attraverso la rete, è possibile selezionare professionisti ed artigiani, valutare i loro lavori, scegliere i materiali e farsi un’idea dei progetti che si possono realizzare. Quando iniziammo, mio marito ed io, si andava per passa parola e di ciarlatani se ne trovavano, forse, più di adesso.

All’inizio pensammo ad una casa per le vacanze e non dedicammo una particolare attenzione ai lavori;  il risultato è stato che abbiamo rivisto il progetto almeno due volte, una per completarlo ed una per rendere l’ambiente più razionale e confortevole rifacendo parte dell’abitazione. Nel…

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La sentenza CEDU sul caso Charlie Gard

Un estratto

Per curiosità ho cercato la sentenza CEDU e l’ho trovata su http://www.biodiritto.org;  in fondo trovate il link completo

5. The Supreme Court decision of 19 June 2017, in the Matter of Charlie Gard 37. In light of the indication of this Court of 13 June 2017 under Rule 39, the government requested a hearing before the Supreme Court for directions on whether the Supreme Court could direct a further stay of the declaration of the High Court of 11 April 2017 (see paragraph 19 above). In their judgment the Supreme Court stated: “15. Every day since 11 April 2017 the stays have obliged the hospital to take a course which, as is now clear beyond doubt or challenge, is not in the best interests of Charlie. The hospital finds itself in an acutely difficult ethical dilemma: although the stays have made it lawful to continue to provide him with AVNH, it considers it professionally wrong for it to have continued for over two months to act otherwise than in his best interests. … “17. We three members of this court find ourselves in a situation which, so far as we can recall, we have never previously experienced. By granting a stay, even of short duration, we would in some sense be complicit in directing a course of action which is contrary to Charlie’s best interests”. 38. The court also recalled the importance of protecting the applicants’ right to petition this Court and accordingly, granted a further stay until midnight on 10/11 July 2017. 39. In closing the Supreme Court noted: “22. By way of postscript, the court was today informed that the proposed application to the ECtHR will be made not only by the parents but also by or on behalf of Charlie. It is not, of course, for this court to comment on how the ECtHR should address the status of an application made by parents on behalf of a child for a declaration that his rights have been violated by decisions found to have been made in his best interests. But, as the ECtHR well knows, our procedures have required that Charlie’s participation in the domestic proceedings should at all times have been in the hands of an independent, professional guardian”.

Il testo completo è a margine dell’articolo al link:

http://www.biodiritto.org/index.php/item/918-charlie-gard-appeal

Charlie deve morire

Perché i genitori di Charlie Hard non possono scegliere come curare il loro bambino?
Perché i medici dell’ospedale non intendono confrontarsi con altri colleghi?

di Massimo Micaletti

La vicenda del piccolo Charlie Gard si evolve freneticamente in queste ore, sebbene l’ostinazione dei Medici di Londra nel consentire al piccolo di  lasciare l’ospedale per essere curato altrove getti una luce molto tetra sulle reali possibilità di salvare il bambino dalla condanna a morte comminatagli dai giudici inglesi e dalla Corte Europea.

Un profilo che lascia francamente basiti è proprio il comportamento dei medici inglesi, i quali sono ben consapevoli che i verdetti di morte per Charlie si reggono esclusivamente sulla loro valutazione medica e tuttavia non accettano di rivederla e tantomeno di sottoporla all’esame di colleghi comunque molto qualificati quali ad esempio i medici e ricercatori del Bambin Gesù.

Ora, dato che in questa allucinante storia si  è fatto perno sulle categorie della dignità e della qualità della vita e sui diritti umani per decretare la morte di un innocente, è forse il caso di ricordare che il diritto dei genitori di Charlie di chiedere e ottenere una nuova valutazione medica del caso da parte di equipe medica estranea a quella del Great Ormond Street Hospital è un signor diritto umano che attiene alla qualità e dignità della vita del paziente.

La possibilità, infatti, che un giudizio medico sia posto all’attenzione di diversi e magari più qualificati professionisti è un aspetto basilare non solo della tutela della salute che, com’è comprensibile, viene massimamente protetta ove del paziente si interessino più medici per arrivare al miglior giudizio, ma  è anche e soprattutto presidio della dignità del malato. Infatti il malato non può essere ostaggio di un pugno di dottori che non intendono mettersi in discussione ma deve poter scegliere a quale medico affidarsi e soprattutto deve poter accedere a diverse valutazioni sulla propria condizione  proprio perché è un essere umano e non il prigioniero di qualche Solone.

Perché questi medici, che dovrebbero essere dei luminari nel loro campo, hanno tanta paura di sottoporre il proprio operato al vaglio dei colleghi italiani ed americani? Perché ottusamente esigono che l’ospedale Bambin Gesù sia solo e soltanto l’esecutore di verdetti fondati sulle loro valutazioni virgola e non piuttosto, quale è, un centro di eccellenza che può contribuire attivamente a curare Charlie ed a migliorarne le prospettive di vita e di salute? Ci sono solo due possibili risposte a questa domanda.

La prima è che in questa vicenda siamo dinanzi a professionisti magari preparati tecnicamente ma del tutto sprovvisti delle categorie proprie del medico che vive la sofferenza del paziente e accompagna il dolore dei suoi cari e che quindi questi professionisti siano rimasti vittima dell’impazzimento che pervade tutta questa storia, magari anche preoccupati di non essere platealmente sconfessati da colleghi; oppure, l’obiettivo è che Charlie deve morire perché non ci siano più casi come il suo.

Perché Charlie sta mostrando con chiarezza la situazione penosa dell’etica medica attuale, quantomeno in certi contesti, nonché i pericoli agghiaccianti sottesi alla tanto osannata teoria dei diritti umani. Charlie, in definitiva, aggredisce due dei laicissimii dogmi che tengono in piedi questo delirante Occidente: l’affidamento alla scienza medica come sempre intrinsecamente buona e il mantra dei diritti dell’uomo. E li sta aggredendo con la forza devastante del debole e dell’indifeso, dinanzi alla quale i medici inglesi non sanno fare altro che nascondersi dietro verdetti che essi stessi hanno cercato e provocato.

https://www.radiospada.org/2017/07/charlie-deve-morire/

Vorrei essere Jessica Fletcher

E vivere a Cabot Cove

Non dico proprio che vorrei essere Jessica Fletcher ma, a volte, il suo personaggio e le sue storie mi hanno letteralmente rapita. Per quei pochi che non lo dovessero sapere, in tutto il mondo conosciuto, Jessica è la protagonista della lunga serie televisiva americana “Murder she wrote” in Italia con il titolo “La signora in giallo”.

Sono un’appassionata di letteratura “gialla” dai tempi in cui, durante le scuole medie, mio padre mi dava da leggere i “Gialli Mondadori” (oltre a Tex Willer), quindi non è tutta colpa mia.

Quando mi sono trasferita in campagna l’immedesimazione con Jessica era ancora più facile. Lei abitava a Cabot Cove nel New England – che poi non esiste, ma non fa niente – e, nel tempo libero, stava nella sua linda casetta dove piantava bulbi in giardino e faceva dolci al forno, proprio come una romantica donna inglese. Qui già iniziano le divergenze – circa l’immedesimazione -perché i miei dolci vengono bene a fasi alterne mentre i miei bulbi fanno dispetti e rimangono nascosti sotto terra. È stato, infatti, l’unico bulbo attecchito che occhieggia da qualche giorno, solitario, in un vaso fuori in giardino, a ricordarmi quando appunto venivo rapita dalle scene idilliache nel giardino di Jessica che, leggiadra e senza fatica, piantava i suoi bulbi nel morbido terreno. Ora, i terreni che conosco io sono tutti duri da dissodare, però davvero mi immergevo in un’atmosfera piacevole  come quando lei si recava al porto, che doveva essere sull’Atlantico (ho scoperto, poi, che le scene era girate sul Pacifico), e stava a godersi quella brezza di mare ben più vigorosa di quella che potrei respirare qui sul Tirreno. E poi le sue serate con gli amici cari, il dottore e lo sceriffo, com’erano semplici e familiari …

Forse, quello che oggi mi manca, e che da adolescente e fino ad un certo punto della mia vita ho avuto, è questa capacità di immaginarmi in una situazione, di vivere un sogno; adesso non mi vedo se non nel presente e nella concretezza quotidiana. Sarà l’età, sarà che devo ricominciare a leggere qualche romanzo che mi stacchi dalla realtà o a fare nuovi progetti per i quali non sentirmi in colpa o frustrata se non si realizzano. Sarà che vorrei anch’io la mia Cabot Cove.