Vecchi farmaci

Dal web

Avevo intenzione di scrivere questo post già da tempo, ma oggi ho approfittato della luuuunga attesa dal medico, così trovo anche maggior ispirazione.

Molti non sanno (o forse sì?) che un nutrito numero di farmaci è di derivazione naturale, perché già in natura si trovano molte piante con potere curativo; il problema magari è nei costi, nella standardizzazione ecc.

Ricordo questo vecchio farmaco – aspichinina – di cui ho ritrovato una locandina pubblicitaria, che veniva venduto dentro scatoline di latta. Mia nonna ne aveva sempre.

L’aspirina – acido acetilsalicilico – è la versione di sintesi dell’acido salicilico, che si ottiene dalla corteccia di salice, mentre i sali di chinino si ottengono dalla pianta di china ed è febbrifugo, antireumatico e, ovviamente, antimalarico come si sa. In Italia, quando ancora imperversava la malaria, era venduta dal tabaccaio.

Storia del chinino.

Si crede (piuttosto) che sia stato il gesuita Bernabé Cobo (1582-1657), che esplorò Messico e Perù, ad introdurre il chinino in Europa. Portò le bacche da Lima in Spagna, e poi a Roma ed in altre parti d’Italia nel 1632.

A sostegno di questa tesi sta il fatto che nel passato il chinino era detto anche pulvis gesuiticus.

Il chinino venne estratto dalla corteccia dell’albero della china e fu isolato e così chiamato nel 1817 dai ricercatori francesi Pierre Joseph Pelletier e Joseph Bienaimé Caventou. Il nome deriva dalla parola originale quechua (Inca) usata per la corteccia dell’albero cinchona, “Quina” o “Quina-Quina”.

La prima apparizione in Itala data 1612, mentre un secolo più tardi Federico Torti ne avrebbe descritto e di fatto avviato l’uso medico-terapeutico; nel 1906 l’importante rivista medica «Lancet» scrisse dell’importanza dell’azione dei padri gesuiti. Nel 1928 la febbre bubbonica dell’intero stato della Nigeria fu debellata con l’uso sistematico di chinino in basse concentrazioni (5-10%) mescolato con acqua, succo di limone, cacao e menta. (Fonte: Wikipedia).

Oggi si usano come antimalarici i prodotti di sintesi come clorochina e idrossiclorochina che, oltre a essere antimalarici, sono usati con successo come farmaci di seconda linea per artrite reumatoide e lupus eritematoso. Il farmaco di seconda linea agisce per combattere la presenza degli autoanticorpi nel sangue e permettere la remissione di queste malattie autoimmuni.

Tutto quanto scritto non vuole sostituirsi alle informazioni mediche, ma è solo frutto della mia passione da dilettante circa gli argomenti medico-scientifici, in particolare la storia dei farmaci a partire dal potere curativo del mondo vegetale, la nostra farmacia naturale.

25 commenti

  1. Il motivo per cui per la malaria il chinino è stato abbandonato, è che i plasmodi erano diventati resistenti, per cui si è dovuto fabbricare un farmaco più potente, la clorochina appunto, a sua volta diventata poi inefficace per sopravvenuta resistenza, e così via. Quando sono stata in Somalia, a metà anni Ottanta, mi sembra di avere usato, come profilassi, l’idrochinone, terza o quarta generazione di antimalarici. Purtroppo, più sono potenti, e più sono pesanti gli effetti sul fegato.

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  2. Io sono una di quelle che sa. L’aspirina è nata quando un pastore si è accorto che le capre che brucavano sotto i salici guarivano dalle malattie. Il punto è che la concentrazione al naturale è molto blanda, insufficiente per essere davvero curativa, e qui entra in gioco la scienza (per fortuna)

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    • In erboristeria si trova l’estratto secco di salice, oggi lo combinano con altre erbe antiinfiammatorie, qualche anno fa lo trovavo in singola formulazione. Funzionava bene. C’è anche un prodotto in farmacia di estratto secco di salice, titolato in salicina, combinato con collagene e glucosamina e dà un rapido sollievo. Si chiama Articolase.

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