Il giorno più lungo

Solstizio d’estate

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Oggi, in realtà, è il 24 giugno, festa di S. Giovanni Battista ma credo che, per molti, questa festa, anzi, la notte che la precede, viene percepita come l’inizio dell’estate. Appena superato il solstizio del 21 giugno, però, le giornate già cominciano ad accorciarsi ed i riti antichi – in cui la festa di S. Giovanni si inserisce – vertevano a trattenere ancora un po’ la luce del sole con rituali legati al fuoco.

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Il paesaggio, per l’effetto della posizione del sole, appare, a tratti, come infuocato, di un terra di Siena brillante, accentuato dalle stoppie rimaste dopo le falciature. I semi caduti a terra non riescono a germogliare perchè le piogge si fanno desiderare. Nelle ore più calde si può vedere la terra che esala quel poco di umidità rimasta. Questa estate, come le ultime, intende regalarci, ancora per molto, visioni abbaglianti ed infuocate.

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Legata alla tradizione della festa di S. Giovanni è la realizzazione delle acque profumate. Si tratta di mettere bacinelle di acqua pura con fiori di stagione, dove la lavanda non manca mai, ed esporle ai raggi della luna nella vigilia. È credenza che in questo periodo le proprietà delle piante officinali e tutte le essenze siano al massimo. Una volta ho provato a realizzare l’acqua profumata ed è stato piacevole lavarmi il viso, la mattina del 24 giugno, con un’acqua alla rosa tea e alla lavanda.

I profumi in questo periodo sono intensi: la magnolia, la camelia, la gardenia sono in piena fioritura ed il profumo ristagna nell’aria calda mentre ti avvolge in modo più discreto di sera, quando scende un po’ di umidità.

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Per me, nel tempo, l’inizio dell’estate ha rappresentato momenti di passaggio: un lontanissimo 24 giugno iniziai per la prima volta a lavorare, giovanissima, in una grande città. Il sole sfolgorante riscaldava l’asfalto ed abbagliava gli occhi. Di lì a poco la città si sarebbe spopolata per l’inizio delle ferie estive – era ancora l’epoca dei “pupi al mare” – e vagavo, dopo il lavoro, in questo particolarissimo deserto da cui non vedevo l’ora di fuggire: ben presto ho smesso di apprezzare le metropoli anche se gli ampi spazi o meglio le grandi dimensioni – strade, palazzi, negozi, piazze – mi davano l’idea di infinite possibilità e scoperte.

Una decina di anni dopo, sempre il 24 giugno, ci trasferimmo in campagna. Che meraviglia i risvegli nelle frizzanti mattine estive! Finito il caldo asfissiante della città che, negli ultimi tempi era un incubo con le finestre aperte e le motociclette che rombavano per strada alle tre di notte.  Ogni giorno sembrava di stare in vacanza e, anche se andavo al lavoro, il ritorno mi sembrava sempre una scampagnata.

Poi un 24 giugno, di neanche un decennio dopo, un evento, diciamo eufemisticamente dirompente per la mia vita, cambiò tutte le mie prospettive ed aspettative, motivo per cui oggi sono quella che sono e forse, in caso contrario, non starei neanche qui a scrivere.

 

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