Morte in rosso – una nuova indagine di Debora Nardi – undicesima puntata

Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10

Debbi non riuscì, nei due giorni successivi, a muoversi di casa perché doveva far fare delle riparazioni in cucina.

“È mai possibile che i problemi vengano fuori quando non c’è Andrea?” Commentò a voce alta mentre la sua amica Flora entrava nella stanza.

“Parli da sola. Mi devo preoccupare?”

“Ciao. Non ho sentito il campanello…”

“Mi ha aperto Elisa. Novità?”

“Qualcosa sta emergendo, ma sono ancora congetture.” Debora parlò all’amica dei colloqui avuti con Francesca e Alberto.

“Mi pare invece piuttosto interessante. Quando la gente non nega, implicitamente afferma. O no?”

“Sì, ma questo non può costituire una prova.”

“Un buon punto di partenza, sì…”

“Tu che faresti?”

“Non so… Sei tu l’investigatrice. Però bisognerebbe che accadesse qualcosa di nuovo, un colpo di scena…”

“Eh, cara Flo. Ci siamo abituate troppo bene. Stavolta credo che dovremo faticare ancora un po’.”

“Mamma, ho qualche notizia, più che altro pettegolezzi…” Elisa entrò trafelata in cucina.

“Alcune amiche mi hanno riferito che qualche anno fa, Carla, poteva avere sui venti anni, tenne sulla corda per un po’ Alberto. Non sanno se la cosa sfociò in qualcosa di concreto e secondo me non so neanche se sia vero, visto che erano un po’ invidiose di Carla. Del resto lei ha sempre avuto modi seduttivi fin dell’adolescenza. Io le ero amica, perciò non sono del tutto obiettiva e non immaginavo che passasse ai fatti.”

“Questa storia potrebbe essere vera, ma non riesco a capire se Alberto sia stato innamorato e corrisposto oppure respinto. O respinto in un secondo momento. Cercherò di saperne di più, comunque ciò non lo fa automaticamente un assassino. Era sinceramente addolorato al funerale. Grazie, Eli. Flo, mi accompagni alla ferramenta?”

“Così, in tuta?”

“Perché? Come sto vestita io? Andiamo.”

Presero l’auto piccola, quella che Debbi usava abitualmente se girava in paese. Si diressero appena fuori città dov’era il più grande negozio di ferramenta. Percorrevano la statale quando a Flora sembrò di vedere la BMW del notaio.

“Non è il notaio, quello?”

“Mi pare di sì e sta svoltando verso la strada della palestra. Oggi è chiusa, che ci va a fare?” Debora non ci pensò due volte, fece una manovra spericolata e inseguì l’auto.

Il tempo di arrivare sul piazzale e Vizzi era già dentro. Nel parcheggio c’erano solo la BMW e il pick-up dell’allenatore.

“Che facciamo ora? Mica ci possiamo mettere a origliare.” Flora era preoccupata, conoscendo bene l’amica.

“Perché no? Non ti pare strano che, in un giorno di chiusura, siano tutt’e due qui i massimi sospettati? Almeno da me…”

“Io ho un po’ di timore.”

“Al peggio chiamiamo i carabinieri.”

“Va bene, ma al peggio ce la diamo a gambe levate.”

“Ok. Entriamo.”

Le due amiche entrarono nell’anticamera, un grosso stanzone adatto a vari usi. Cominciarono subito a sentire delle voci alterate.

“Maledetto! L’hai uccisa tu!” La voce del notaio aveva tonalità a tratti isteriche.

“Non è come pensi.” La voce strozzata di Alberto si confuse con un urlo.

Debora guardò da uno spiraglio della porta frangifuoco. Alberto era legato come un salame a una pertica fissata al soffitto e perdeva sangue dal naso.

“Non uscirai vivo da qui se non dici la verità!” E giù una randellata alle gambe.

“Ho l’impressione che dobbiamo chiamare subito i carabinieri.” Debora si allontanò per non rivelare la sua presenza con la voce e fece immediatamente la telefonata per avere soccorsi. Segnalò anche la necessità di un’ambulanza. Tornò subito vicino a Flora che ascoltava con gli occhi terrorizzati e la mano sulla bocca per non urlare.

“Parla!”

“Io dovrei parlare? Tu l’hai rovinata, facendole fare quella vita!” Replicò con la voce strozzata Alberto.

“Tu non puoi capire,sei un borghesuccio. Lei era la mia anima gemella! Perché l’hai uccisa? Non ti ha mai voluto. Me l’ha raccontato, sai? Che le stavi dietro come un cagnolino…” Il notaio riprese un attimo fiato e inflisse un’altra bastonata.

“Basta! Non ne posso più…” Alberto urlava e piangeva senza ritegno.

“Dì la verità e ti lascio andare.”

“Cosa improbabile, ma una buona mossa psicologica.” Pensò Debora e infatti Alberto abboccò.

“Ero accecato dalla gelosia…”

“Parla!” Il notaio minacciava di nuovo con l’attrezzo ginnico.

“Le ho chiesto ancora una volta di stare con me, lei mi ha deriso… Allora le ho proposto di bere qualcosa insieme per restare in buoni rapporti e l’ho drogata. Il resto lo sai. Sono pentito e distrutto dal rimorso, ma… ormai…”

Il notaio gettò un urlo e si avventò sul malcapitato mentre i carabinieri tardavano ad arrivare. Debora non ci pensò due volte e si precipitò all’interno della palestra.

“Notaio Vizzi!” Urlò con quanto fiato poté.

Il notaio rimase con l’arma improvvisata nell’aria.

“Notaio, non diventi anche lei un assassino. Lo faccia per Carla.”

“L’ha uccisa…” e crollò per terra, piangendo.

Alberto era accasciato. Forse aveva le rotule spezzate.

E finalmente irruppero i carabinieri.

9 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.